Se cercate di trovare nell’auto quello che vi promette la pubblicità, rimarrete delusi.

La pubblicità delle auto punta sempre a solleticare l’emotività. Ma quale emotività?

La diretta del Super Bowl del 4 febbraio ha dimostrato tutta la forza del potere di marketing dell’industria automobilistica.

Pagando quasi $ 5 milioni per 30 secondi di trasmissione, le case automobilistiche ci hanno detto che i loro prodotti non servono solo a farci spostare, ma soddisfano bisogni spirituali profondi. Hanno detto che le macchine ci permettono di entrare in comunione con la natura, dare agli uomini la giovinezza eterna e renderci più generosi e animati spiritualmente, come dimostra Ram Trucks, che ha oscenamente doppiato alcune parti del sermone “Drum Major Instinct” di Martin Luther King.

C’è un desiderio che non può essere soddisfatto investendo $ 45.000 su una Ford Expedition ?

I messaggi pubblicitari devono toccare un livello emotivo per nascondere il fatto che, come scrisse Dan Savage qualche anno fa , “guidare è solo stare seduti sulle proprie chiappe”. Quindi ci mostrano panorami mozzafiato di catene montuose, non l’esperienza quotidiana di rimanere bloccati nel traffico ad ascoltare i clacson degli altri automobilisti.

Muoversi grazie alla propria forza muscolare e di volontà può essere una cosa completamente diversa. In un recente saggio del New York Times, Elaisha Stokes ha scritto su come il suo pendolarismo in bici a New York l’ha aiutata a trovare la forza per affrontare un difficile divorzio.

Il pezzo è in sintonia con Addison Wilhite che su Reno Rambler descrive l’esperienza di attraversare in bici una crisi emotiva:

 La bicicletta, quando sei da solo, ti costringe a prendere contatto con i tuoi pensieri e questo mi è stato molto utile per prendere importanti decisioni  su qualcosa che mi stava causando angoscia, o nel pensare a quali argomenti affrontare nella lezione che avrei dovuto tenere quel giorno. Ritengo che alcune delle migliori idee per il mio lavoro di insegnante mi siano state ispirate dal vento sulla faccia e dallo sforzo mentre mi recavo al lavoro. Essere sufficientemente agile e spontanea per accogliere quelle ispirazioni è stata la chiave del mio successo professionale.

C’è anche un lato oscuro di questo “ritiro” obbligato di chi pedala da solo quando ci si trova in un momento di difficoltà emotiva. Ricordo chiaramente quando 16 anni fa in un momento per me psichicamente molto difficile mi ero iscritta e mi stavo allenando per la Death Ride. La quantità di ore necessarie a prepararsi ad un evento del genere comportano molte pedalate e molte miglia in solitaria. Praticamente ogni volta che salivo in bici, la mia mente sembrava sempre tornare a fissarsi sulla causa principale della mia angoscia. Credo nel confronto con i problemi, ma permettere che questi vi ossessionino per troppe ore non è salutare. Una pedalata in gruppo avrebbe comportato una liberazione da questa sofferenza, eppure può essere piuttosto difficile trovare qualcuno disposto a impegnarsi nella fatica di 4 o 5 ore su e giù per le montagne. Con il senno di poi, la soluzione ovvia sarebbe stata quella di non correre la Death Ride e quindi evitare la sofferenza. Ma era un punto di orgoglio e di sfida fisica che forse avevo bisogno di attraversare per emergere dall’altra parte, sperando di trasformarmi in una persona migliore, più empatica e premurosa.

Probabilmente non si potrebbe creare uno spot su questa esperienza. Ma quante persone possono dire che il loro SUV li ha resi una persona più empatica?

 

Articolo originale:

Looking for the Fulfillment That Car Ads Promise? You Won’t Get It From Driving.

L’autrice

Angie Schmitt

Angie una scrittrice di Cleveland con un background di giornalismo e progettazione. Da sei anni scrive su Streetsblog.

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