La crisi di Velib: “Il peggio deve ancora venire”

A gennaio, dopo dieci anni di gestione da parte di JCDecaux, il servizio di bike sharing più esteso del mondo è passato nelle mani di un altro gestore. Ma le cose stanno andando tutt’altro che bene, con ritardi nell’installazione delle stazioni, problemi di funzionamento delle infrastrutture di ricarica dei nuovi Velib elettrici, crollo dell’utenza. Il post che segue, comparso su L’usinenouvelle a marzo, approfondisce l’argomento.

JCDecaux, che ha gestito il   bike sharing Vélib a Parigi per 10 anni prima di perdere il mercato a favore di Smovengo, ha dichiarato l’8 marzo che il suo successore non è stato all’altezza delle sfide poste dai ritardi accumulatisi durante il cambio di gestione.

Il consorzio Smovengo, scelto la primavera scorsa dalla società Autolib Velib Metropole alle spese di JCDecaux, aveva promesso di installare 1400 punti di prelievo (equivalenti a 20mila Velib) entro il 31 marzo. Secondo gli ultimi dati a tutt’oggi (8 marzo ndt) le stazioni sono solo 345, cosa che rende irrealizzabile l’obiettivo iniziale. Di fronte alle difficoltà e alla rabbia degli utenti, la città di Parigi ha annunciato l’invio di personale comunale per supervisionare lo svolgimento dei lavori, una decisione piuttosto rara.

“Hanno mancato l’obiettivo più facile”

Questa situazione non lascia indifferente JCDecaux: “Quello che vedo è che non sono all’altezza del compito” ha dichiarato Jean-Charles Decaux, amministratore delegato di JCDecaux, durante una conferenza stampa di presentazione del bilancio annuale del gruppo. “Inoltre hanno mancato l’obiettivo più facile” ha aggiunto, sostenendo che finora il compito di Smovengo era solo quello di installare nuovi stalli per le biciclette, le connessioni essendo già state poste in opera da JCDecaux. “Il resto è complicato, bisogna gestire le biciclette, gli abbonati, le risposte da dare a chi non è contento del servizio” ha aggiunto.

Quando si aggiudicò il contratto per la prima nel 2007, JCDecaux aveva schierato 10mila biciclette in quattro mesi e mezzo quando c’era da realizzare tutta l’elettrificazione degli stalli, ha detto, sorpreso che nessuno dei dirigenti che prima lavoravano per JCDecaux sia rimasto al suo posto dopo il cambio della guardia. “Quindi o sono incoscienti oppure arroganti, in qualunque caso è una situazione un po’ strana” ha detto il dirigente.

Il gruppo famigliare, che l’anno scorso ha registrato un nuovo record di fatturato, ha presentato un ricorso presso il Tribunale Amministrativo di Parigi, che lo ha respinto. JCDecaux si è rivolta allora al Consiglio di Stato che deve ancora esprimersi.

Adesso Smovengo, su cui pende una penale di un milione di euro per ogni mese di ritardo nella realizzazione dell’obiettivo, progetta di rendere operative almeno cinquanta nuove stazioni alla settimana.

Mille stazioni promesse entro la primavera

“Il nostro obiettivo, visti i ritardi iniziali dovuti alle difficoltà del passaggio di gestione tra i due operatori e la tempistica molto stretta prevista dal contratto, rimane quello di aprire mille stazioni entro la primavera”  ha dichiarato un portavoce in una dichiarazione rilasciata alla Reuters.  Il consorzio, nel quale sono presenti il bike sharing Smoove di Montpellier con Indigo (gestore di parcheggi), Mobivia (manutenzione di automobili) e Moventiza (mobilità), si è sorprendentemente aggiudicato quello che è il più grosso mercato mondiale di biciclette condivise.

La municipalità di Parigi, insieme agli altri comuni partner del progetto, aveva a suo tempo chiesto l’adozione di biciclette più leggere e più resistenti agli atti vandalici. L’offerta di Smovengo era anche più conveniente di quella di JCDecaux. “L’ente pubblico dovrebbe essere meno naif sui costi presenti nelle offerte e più in grado di effettuare analisi approfondite” ha dichiarato Jean Charles Decaux, facendo intendere che il suo gruppo aveva già analizzato i budget, ritenendo i prezzi praticati da Smovengo insostenibili sul lungo periodo.

“Sto facendo pressioni, ci sono penali molto alte” ha dichiarato la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, promettendo che il nuovo bike sharing sarà pienamente operativo per la fine di Aprile o i primi di maggio (in tale data le stazioni funzionanti erano solo 800 a fronte delle 1400 previste, ndt).

Mentre il cambio di gestione si rivela molto più difficile del previsto, altri operatori di bike sharing, specialmente asiatici, si sono diffusi nella capitale francese con risultati più o meno soddisfacenti. La start-up di Hong Kong Gobee-bike si è buttata nella mischia a fine febbraio.

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Per saperne di più sul caso Velib’ – https://worldstreets.wordpress.com/tag/velib-case-study/

Nota: come potrete ben immaginare ci sono tante interpretazioni di questo  tormentato cambio di gestione quante sono le  biciclette in circolazione oggi per la città di Parigi. Su World Streets stiamo cercando di darne conto ai nostri lettori perchè ci sono una serie di temi sottostanti che devono venire compresi, specialmente se la vostra città sta prendendo in considerazione qualche cosa di simile: rimanete aggiornati su – https://worldstreets.wordpress.com/tag/velib-case-study/ e su Facebook: https://www.facebook.com/groups/worldcitybike/

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