Cosa ostacola le riforme per una nuova mobilità nella vostra città?

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Potreste leggere quanto segue come una critica negativa dei vari gruppi e portatori di interesse menzionati nella lista che segue, ma tengo a precisare che  questo non è il mio intento. Gli esseri umani e la maggior parte delle organizzazioni sono notoriamente resistenti al cambiamento, si tratta di un elemento chiave della loro strategia di sopravvivenza. In questo breve saggio è mia intenzione semplicemente mostrare al lettore alcuni dei più importanti elementi di tensione, in modo da averli chiari mentre si cerca di andare avanti nel difficile compito di creare alleanze per la creazione di un nuovo, migliore e più equo sistema di trasporto.

– Eric Britton, Editor, World Streets

Barriers to change - www.imaworldwide

Barriere da affrontare.

  1. Il sindaco: ha moltissime altre cose da gestire e (a) non considera il settore come prioritario al punto da meritare un immediato e profondo ripensamento con conseguente (inevitabilmente difficile) sforzo riformatore; (b) si affida al suo staff che presume abbia il pieno controllo di tutti gli aspetti del problema o più semplicemente (c) non ha abbastanza tempo per dedicarcisi. Questa è la regola, fortunatamente ci sono le eccezioni.
  2. Il Consiglio Comunale: dove può prendere queste decisioni, risulta essere molto più spesso contrario che favorevole, almeno quando si trova davanti a scelte per esso poco famigliari e non provate. E anche qui se non riusciamo ad ottenere un certo consenso al cambiamento questo non si verificherà mai, il che rende questa istituzione una chiave per avere successo.
  3. Le competenze dei tecnici dei trasporti della città. Capita che lo staff municipale che si occupa di mobilità  (a) non ha a disposizione gli strumenti e l’esperienza per compiere un lavoro appropriato e/o (b) preferisca affrontare i problemi da solo.
  4. Consulenti locali: capita che gli specialisti nel settore che già lavorano in quella città non avvertano la necessità di un ulteriore aiuto dato che dopo tutto si tratta del loro campo.
  5. Il mondo imprenditoriale, per lo più convinto che le automobili e l’accessibilità automobilistica (parcheggi) siano la chiave del successo per il proprio business.
  6. Servizi di trasporto: le imprese di trasporto pubblico, i taxi, gli scuolabus, gli autobus per trasporti dedicati e altri tendono per lo più ad avere una visione ristretta focalizzata sull’area di loro competenza, spesso già sottoposta a notevoli stress finanziari, e per questo sono soggetti di solito non molto predisposti a nuove idee e modi di fare le cose, tra le quali il lavoro in cooperazione allargata con altri fornitori di servizi e protagonisti sulla scena dei trasporti locale. Non è questo il caso per tutte le città, ma la maggior parte degli operatori si trova sottoposta a una tale pressione finanziaria e gestionale che hanno pochissimo o nessun margine per qualsivoglia forma di sperimentazione o innovazione.
  7. Gruppi di pressione pubblici: qui siamo all’ironia pura. Gruppi ambientalisti, a favore della mobilità sostenibile, per gli spazi pubblici, contro l’inquinamento, per la qualità della vita, comitati di quartiere, ciclisti, pedoni, etc tendono a concentrare i loro sforzi sulla loro specifica mission, e molto più spesso che no non riescono a coordinarsi per dar vita ad un programma globale per una città sostenibile, come sarebbe necessario. Ma quando questi gruppi riescono a dialogare fra loro coordinando i loro sforzi, le probabilità di successo aumentano enormemente.
  8. Media locali: per motivi che son loro specifici, tra cui anche le entrate pubblicitarie, si sono raramente esposti a favore di forme di nuova mobilità. D’altra parte alcuni giornalisti indipendenti sono assolutamente necessari per la buona causa.
  9. La polizia: in alcune città è coinvolta nella progettazione dei trasporti e nella pianificazione urbanistica, ed in alcuni casi si è opposta ad interventi necessari. Gioca anche un importante ruolo nel connotare le nostre strade in senso favorevole alle forme di mobilità dolce: può tutelare e affermare la validità degli spostamenti a piedi e in bici oppure negarla e delegittimarla. Questo atteggiamento può essere verificato in un grande numero di circostanze e ha delle conseguenze reali sulle vite delle persone e sulle loro scelte di spostamento.
  10. Vigili del fuoco: nella maggior parte delle città prendono molto seriamente il loro compito e come le polizia rappresentano una forza molto potente che può incidere in molti modi sulle vie cittadine. Troppo spesso, però, tendono a mostrarsi incapaci di dialogare e confrontarsi su nuovi concetti. Erik Griswold sostiene che “di solito sono quelli che si oppongono alle misure di traffic calming, al restringimento delle carreggiate o alla costruzione di infrastrutture a misura di pedone per il timore di non riuscire a intervenire adeguatamente in caso di emergenza”. Succede spesso che il responsabile dei Vigili del Fuoco locali abbia più potere di qualunque team municipale dato che può mandare in frantumi qualunque progetto in base a motivazioni di “sicurezza” e di “tempi di risposta”.
  11. Imprese edili: avrebbero molto da guadagnare riducendo i requisiti minimi di parcheggio, aumentando la densità abitativa e costruendo infrastrutture dedicate a uno stile di vita non dipendente dalla guida, ma molti sono piuttosto lenti ad agire per inseguire queste opportunità. In parte il problema è dovuto a difficoltà di finanziamento in aree relativamente poco regolamentate (in particolare negli USA), e alle restrizioni a cui i costruttori si trovano davanti, ma ci sono innumerevoli casi dove un nuovo insediamento potrebbe essere completamente diverso – e decisamente migliore – dalla visione e dalle scelte del costruttore.
  12. La “lobby dell’automobile”: ci sono interessi economici e politici legati al continuo e inostacolato utilizzo dell’automobile, tra i quali i concessionari, qualunque impresa che fornisca il settore, i gestori dei parcheggi. La gran parte di questa “lobby” trae il suo potere dal concetto implicito e mai messo in discussione che niente deve essere fatto per modificare la nostra relazione con l’automobile.
  13. Tutti noi: senza dubbio il più grosso singolo ostacolo alle profonde riforme di cui abbiamo bisogno è il risultato del fatto che si ha a che fare con un’area altamente visibile della vita pubblica nella quale più o meno tutti, dal sindaco all’accalappiacani, si sentono in possesso di un alto grado di esperienza implicita nel capire cosa può funzionare e cosa no nella loro città, perchè gli spostamenti sono qualche cosa che fanno tutti i giorni e che possono vedere con i loro occhi.

Quest’ultimo è effettivamente il tallone di Achille di qualunque politica dei trasporti, questa tendenza tutta umana di chiunque di presumere che se si fa qualche cosa di persona (spostarsi in città), di conseguenza si capisce. Il problema con tutto ciò è che il trasporto urbano è una forma di metabolismo di grande complessità molto più simile a quello del cervello umano che a quello di un altro bicchiere di stupida birra calda.

Per questo una delle principali sfide per una profonda riforma dei trasporti – l’unica opzione davvero percorribile davanti a noi – è quella di aiutare i cittadini e i decisori politici a prendere in mano queste sfide della complessità, senza allo stesso tempo toglierle dalle loro competenze di rappresentanti eletti o di cittadini attivi e responsabili per piazzarle interamente nelle mani di “esperti” centralizzati e per lo più opachi. Si tratta di una grossa sfida comunicativa e di governance allo stesso tempo.

Non sto cercando di iniziare una battaglia. Sto solo provando a condividere alcuni schemi che ho osservato nel mio lavoro in un grande numero di città e di ambienti. Abbiamo bisogno di farci domande molte dure, anche a proposito di noi stessi.

In questa breve lista ho già individuato 13 ostacoli diversi. Se provate a riflettere sulla vostra città, sono sicuro che li riconoscereste tutti o quasi tutti, e magari ne trovereste anche degli altri. Per questo rappresentano la prima sfida per chiunque voglia migliorare la sostenibilità dei trasporti nella propria città per capire questo difficile terreno e  delineare le strategie per gestirlo.

Sicuramente non è impossibile convertire in un colpo tutti questi interessi. Ma i concetti fondamentali per un sistema di mobilità adatto al 21esimo secolo sono tali che se adottiamo un approccio strategico per affrontare queste barriere, prendendole una alla volta con grande pazienza e visione di lungo periodo, possiamo aprire nuove possibilità e forse ottenere alcune prime, piccole vittorie. Una volta ottenuto questo, il resto accadrà a tempo debito.

Cominciate dalla cima di questa lista con il Sindaco e il Consiglio Comunale e contemporaneamente esplorate pazientemente le potenzialità degli altri soggetti uno per uno. Costruite il sostegno alle vostre idee attraverso il lavoro in collaborazione con tutte le componenti della società civile della vostra città ed espandetelo gradualmente. Fatevi conoscere come un abili e pazienti ascoltatori.

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About the author:

Eric Britton
9, rue Gabillot, 69003 Lyon France

Bio: Educated as an international development economist, Eric Britton is an American political scientist, teacher and sustainability activist who has worked on missions and advisory assignments on all continents. Professor of Sustainable Development, Economy and Democracy at the Institut Supérieur de Gestion (Paris), he is also MD of EcoPlan Association, an independent advisory network providing strategic counsel for government and business on policy and decision issues involving complex systems, social-technical change, civil society and sustainable development. Founding editor of World Streets: The Politics of Transport in Cities | See Britton online at https://goo.gl/9CJXTh and @ericbritton

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