Il bike sharing nel paese della cuccagna: la fine della febbre cinese?

Scrivevamo qualche anno fa della tentazione rappresentata dal bike sharing per amministratori locali in cerca di popolarità a basso costo: gli esempi di servizi lasciati morire dopo roboanti inaugurazioni non mancano di certo. Oggi, con l’abbattersi esponenziale dei costi delle nuove tecnologie si apre una nuova frontiera per il bike sharing: il flusso libero. I servizi di bike sharing a flusso libero consentono a chi li gestisce una profittabilità quasi completamente sganciata da qualsiasi forma di contributo pubblico, non essendo necessaria la spesa di installazione e manutenzione degli stalli. Una vera manna per quegli amministratori che in tempi di vacche magre come questo non sanno più dove andare a parare per mettersi in mostra.

Intendiamoci, come tutte le innovazioni tecnologiche, il flusso libero può essere portatore di innegabili vantaggi anche per l’utenza; ma come tutte le innovazioni tecnologiche, non è saggio lasciare che siano solo i capricci del mercato e i legittimi obiettivi di profitto di un operatore privato a dare forma a questo importante tassello della nuova mobilità.

Riprendiamo oggi il tema del bike sharing a flusso libero che a pochi mesi dal suo affacciarsi nel nostro paese sembra essere entrato in crisi, almeno nella sua forma “dura e pura” proposta da grossi operatori asiatici. Di seguito un estratto da un post comparso su Bikeitalia che riassume i contenuti di un convegno tenutosi recentemente a Milano.

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Il mondo delle biciclette in condivisione è in grande fermento: Il classico modello basato su bici da noleggiare e riportare presso stazioni fisse è stato sconvolto negli ultimi anni da alcuni operatori, prevalentemente asiatici, che hanno introdotto il bike sharing “free floating”. Un modello che però ultimamente sembra già entrato in crisi, con la fuga da molte città. E la causa di questo fallimento è più da ricercare nel modello di business che nel vandalismo, che pure esiste.

Questo, in estrema sintesi è quanto emerso da “Bike Sharing City”, il convegno organizzato da Bikenomist nell’ambito della manifestazione Milano Bike City.
Presenti assessori di alcune città italiane che hanno puntato molto sul bike sharing, nelle sue varie forme; amministratori e rappresentanti di aziende del settore; giornalisti e cittadini interessati al fenomeno.

L’evento ha confermato il grande fermento nell’ambiente: i grandi player orientali, che in molti casi hanno già iniziato la ritirata dalle città italiane, erano assenti; presenti invece alcune startup italiane pronte ad entrare nel settore.

Nel corso del dibattito è emerso più volte il tema del vandalismo da sempre sotto la lente di ingrandimento della stampa nazionale. Come evidenziato dall’assessore Granelli, l’Italia, numeri alla mano, risulta essere il paese più virtuoso in Europa con tassi di vandalismo notevolmente al di sotto della media europea.

Il Comune di Bologna per bocca del suo assessore alla mobilità, Irene Priolo ha raccontato la scelta controcorrente della propria amministrazione che, in un  momento in cui tutti i comuni ottenevano biciclette gratis da parte degli operatori asiatici, ha deciso di investire 800.000 euro all’anno per ottenere un sistema tarato sulla base delle proprie esigenze: “Il bando che abbiamo pubblicato prevedeva un modello misto, basato sul free floating ma anche su almeno 90 stazioni fisse. Mobike si è aggiudicata la gara consentendoci un risparmio di circa il 50% rispetto a quanto preventivato e ha sostenuto i costi di avvio, come la segnaletica orizzontale e verticale delle stazioni. Mobike è tenuta a fornire i dati di utilizzo: questo ci è stato molto utile per individuare le zone dove predisporre nuove stazioni fisse per il rilascio delle bici. Anche la cittadinanza si è rivelata entusiasta del servizio, con più di 100mila iscritti”.

La seconda parte del convegno ha visto prendere la parola le aziende del bike sharing, da quelle più tradizionali alle startup di più recente fondazione. Sergio Verrecchia direttore del servizio bike sharing di Clear Channel (gestore del servizio BikeMi di Milano) ha posto l’accento sulla necessità di riposizionare le bici durante l’ora di punta, un aspetto fondamentale affinché si possano trovare sempre bici a disposizione, che rappresenta però una importante voce di costo che diventa ingestibile nel caso del free flow perché richiede che gli operatori vadano in giro per la città a cercare le biciclette da riposizionare nei punti sensibili; Verrecchia ha dato anche alcune anticipazioni su BikeMi che sta per compiere i 10 anni di vita: entro poche settimane ci saranno più bici elettriche, alcune anche con seggiolino per bambini; più avanti anche cargo bike e handbike in condivisione.

 

Il big player del bike sharing made in Italy, BicinCittà ha presentato un bilancio positivo nonostante l’assalto del free floating degli ultimi mesi. Secondo Gianluca Pin, direttore commerciale dell’azienda torinese, il futuro sarà comunque nella piena integrazione con altri servizi di mobilità; dei passi in avanti in questo senso sono stati il BIP nella regione Piemonte, e una nuova app realizzata in collaborazione con Trenitalia che integra treni, taxi, bus e bike sharing.

Nextbike è una multinazionale tedesca del bike sharing in grande espansione, presente al convegno nella persona di Pietro Peyron, country manager Italia; nata nel 2004, Nextbike sta sviluppando una nuova modalità ibrida fra le stazioni fisse e il free floating, chiamata “Vie Libere”: è possibile lasciare la bici dove si vuole all’interno di una certa area, ma se si sceglie di lasciarla lungo alcune vie strategiche si riceve uno sconto di 1 euro sul servizio; questo aiuta l’azienda a garantire la disponibilità e l’equa distribuzione delle bici. La sperimentazione in corso nella città di Lipsia ha di fatto eliminato il bisogno della redistribuzione forzata delle biciclette con un grande risparmio in termini economici per il gestore.

Adesso la grande sfida sarà rieducare le municipalità a un corretto approccio al bike sharing, quello secondo il quale per ottenere un servizio pubblico propriamente detto, occorre un investimento economico da parte della pubblica amministrazione perché, come recita la saggezza popolare: “nella vita non ti regala niente nessuno”.

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