Honk! Lo spazio per spostare 60 persone: auto, uber e auto a guida autonoma.

Sono passati ormai quasi trent’anni da quando è stata realizzata per la prima volta l’immagine che mette a confronto lo spazio necessario a spostare lo stesso numero di persone con tre diverse modalità di trasporto. In questo lasso di tempo ne sono state realizzate parecchie versioni in diverse città del mondo.

Oggi assistiamo a moltissime discussioni sulle potenzialità di cambiamento insite nei servizi offerti da Uber e/o dalle auto a guida autonoma. Ma non si tiene conto che si tratta ancora di automobili che occupano spazio stradale, che probabilmente avranno ancora una sola persona a bordo (o al massimo due nel caso di una vettura Uber a controllo manuale) e forse non sono la panacea che si dice siano. La mobilità urbana è una questione unicamente di spazio. Uber e le auto a guida autonoma non risolvono il problema.

2 pensieri su “Honk! Lo spazio per spostare 60 persone: auto, uber e auto a guida autonoma.”

  1. Non ha senso il paragone. Il confronto sullo spazio occupato in careggiata (l’abbiamo fatto anche noi di Legambiente a Milano nel 2007, con 40 umani) avviane tra mezzi (confronto piedi, cicli, bus o auto). Se si confrontano “servizi” di mobilità, allora il confronto non è più solo sulla careggiata, ma anche il numero dei mezzi e le aree di servizio e di sosta (per le auto di proprietà, per i depositi dei mezzi pubblici, per le stazioni di servizio, ecc). Se ho bisogno di un’auto (il 3 con bagaglio, oppure fuori città dove non arriva il treno) meglio condivisa. Se posso andare a piedi o in bici è tutta salute. Meno mezzi ho dovuto acquistare, meglio per le mie finanze e per l’ambiente.

  2. Certo si tratta di una provocazione. I servizi di mobilità condivisa possono contribuire moltissimo a ridurre l’occupazione di spazio urbano da parte dell’automobile e questo concetto è stato ribadito più volte su questo blog. Ma i servizi di condivisione, per la loro stessa natura, come possono sottrarre utenza all’auto privata possono sottrarre utenza al trasporto pubblico. Segnalo una serie di riflessioni in proposito comparse su questo blog:
    https://nuovamobilita.com/2017/10/12/smettiamola-di-chiederci-se-uber-e-nemica-del-trasporto-pubblico/
    https://nuovamobilita.com/2017/10/16/smettiamola-di-chiederci-se-uber-sia-nemica-del-trasporto-pubblico-ii/
    https://nuovamobilita.com/2018/05/04/perche-lutenza-dei-trasporti-pubblici-sale-o-si-riduce-lezioni-dal-canada/
    https://nuovamobilita.com/2018/09/19/i-servizi-di-carpooling-sottraggono-utenza-a-bus-e-metro/

    Come il bike sharing può rappresentare il paese della cuccagna per molti amministratori senza nessuna visione di lungo respiro e in cerca di visibilità a basso costo così i servizi di condivisione dell’auto possono rappresentare la quadratura del cerchio per quei politici che cercano di conciliare le loro aspirazioni alla rielezione con la necessità di tagli selvaggi ai servizi pubblici di qualunque tipo, trasporti inclusi.

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