Quanto lo volete grande il vostro Bike Sharing? E perchè?

Prendiamo spunto da una polemica che ha riguardato il servizio di biciclette pubbliche inaugurato a Bristol all’inizio di questa estate, che viene visto dalla stampa locale come troppo piccolo, poco visibile e di difficile utilizzo e per questo non all’altezza di garantire quell’uso massiccio della bici che sarebbe necessario a quello che dovrebbe essere un processo di trasformazione della città. E’ questo che ci si aspetta dai servizi di Bike Sharing? Trasformare le vostre città?

(Per approfondimenti su Bristol potete dare un’occhiata al post del 23 luglio su World Streets “Thoughts on a shared bike project in the UK: Part I” su http://newmobilityagenda.blogspot.com/2009/07/shared-bike-project-in-uk-part-i.html)

Magari conoscete la risposta: non lo può fare da solo, naturalmente. Ma se lo inserite in un pacchetto di misure di nuova mobilità ben coordinate potete davvero avere a disposizione un elemento molto potente del processo di trasformazione.

Per avere una utile visione complessiva su questo argomento potete approfondire l’esempio di Parigi e del Velib’ grazie a una manciata di brevi video, oltre a un documentario TV, tutti disponibili dai link che seguono.

Buon divertimento, e se per caso avete la voglia e la capacità di sottotitolare questi video, fatecelo sapere.

Bike sharing alla vaccinara

Il bike sharing a Roma, nato nel giugno 2008, è attualmente oggetto di aspre critiche da parte del mondo dei ciclisti capitolini. Nuova Mobilità intende dare il più ampio spazio possibile a questa discussione e si impegna a garantire il giusto spazio a chiunque si senta in diritto e in dovere di replicare. Qualunque posizione è la benvenuta e sollecitata.

Quanto segue sono alcune considerazioni sull’argomento di Massimiliano Tonelli, del Comitato Bike Sharing Roma.

RIFLESSIONI SPARSE SUL BIKESHARING A ROMA

 

Il discorso è, purtroppo, molto semplice quando si parla di bike-sharing a Roma. Molto semplice poiché a Roma, dal 1 giugno 2009 ovvero da quando il servizio è stato preso in carico da ATAC non c’è alcun bike-sharing. Esiste a decorrere da quella data solo e soltanto un banale servizio di nolo-bici low cost che oltre ad essere fuorviante per gli utilizzatori (visto che viene chiamato bike-sharing), finisce per fare una concorrenza assai sleale ai noleggiatori preesistenti sul territorio. Il compito del Comune e della sua Agenzia per la Mobilità è forse quello di strozzare i ciclo-noleggi del Colosseo o di Piazza del Popolo per caso? Non credo proprio…

Ma veniamo ai fatti. Cosa è un bike-sharing? E’ un servizio di condivisione (sharing) di biciclette che punta a massimizzare l’utilizzo come mezzo di trasporto da “ultimo miglio” (dalla stazione della metropolitana al posto di lavoro), mirando al contrario a minimizzare l’utilizzo prolungato. In modo che le biciclette possano essere disponibili, durante la giornata, per un numero massimo di utenti.

Il servizio a Roma, da quando è subentrata Atac, ha soppresso l’unico strumento che gli consente di essere appetibile nei tragitti brevi da “ultimo miglio”: la prima mezz’ora gratuita. Si badi che questo tipo di dispositivo è, semplicemente, la regola in tutti i bike-sharing di cui si abbia conoscenza. Parigi, Lione, Barcellona, Milano. Ma anche Bergamo, Bari, Brescia e Roma fino al 1 giugno: tutti hanno la prima mezz’ora gratuita. Questo è il bike-sharing. E dopo la prima mezz’ora, le mezz’ore successive –per disincentivare un utilizzo “turistico” (il bike-sharing è un servizio di TPL non un modo simpatico di fare scampagnate per la città)- hanno ovunque una tariffazione progressiva in salita, sempre più alta. Ovunque, sì, fuorché a Roma da quando è arrivata Atac, che ha inserito una tariffa di 0,50€ per tutte le mezz’ore: la prima, la seconda, la terza e via così.

Un caso unico al mondo che non permette di chiamare “bike-sharing” questo servizio.

Altre caratteristiche che diremmo patetiche riguardano le cautele che il gestore (sempre Atac) ha preso nei confronti dei furti di bicicletta. Tutti i bike-sharing al mondo –davvero tutti- si preoccupano di registrare il numero di carta di credito dell’utente, bloccando sulla sua carta una cifra di cauzione che sarà trattenuta nel caso l’utente non riconsegni la bici. Atac si è limitata a registrare esclusivamente copia dei documenti dì identità (molto facili da falsificare) trovandosi dopo pochissime settimane dalla presa in carico del servizio con dozzine di biciclette rubate.

Come ultima chicca, semmai ve ne fosse bisogno, mi è stato segnalato (anche se ho verificato personalmente solo in parte) che delle tre nuove stazioni presenti ad Ostia Lido (si noti che nell’unico quartiere completamente pianeggiante di Roma sono state predisposte delle biciclette a pedalata assistita…) due sono in luoghi che vengono chiusi la sera facendo venire meno l’utilizzo h24 che Atac pubblicizza.

Insomma, in definitiva un vero disastro. Disastro ancora più plateale se confrontato con altre città italiane e straniere (ma basta pensare al successo clamoroso che sta avendo il bike-sharing a Milano, dove alcuni cittadini hanno visto cambiare la loro vita). La verità è che i bike-sharing che funzionano sono tutti gestiti da grandi multinazionali della pubblicità (Cemusa, Clear Channel, JCDecaux) che realizzano il servizio in cambio di spazi pubblicitari. Non avendo nessuno, a Roma, la forza politica e la capacità organizzativa e progettuale di mettere ordine al groviglio del mercato pubblicitario locale (dominato da orripilanti cartelli tutti diversi, da un abusivismo che supera il 70%, da decine di agenzie criminali che operano ai limiti e sotto i limiti della legge), il rischio è che è un bike-sharing non potrà esserci mai.

Ma almeno si smetta il prima possibile di chiamare bike-sharing un volgare bici-noleggio comunale. E’ un inganno per i consumatori.

Massimiliano Tonelli
COMITATO BIKE-SHARING ROMA
www.bikesharingroma.com

 

BREVE CRONISTORIA DEL BIKE SHARING ROMANO

giugno 2008 > ad opera della multinazionale Cemusa nasce il bike-sharing romano. Sperimentazione di sei mesi con 19 stazioni e 250 biciclette.

settembre 2008 > dopo 100 giorni il servizio -pur limitato al solo centro storico- aveva 1600 iscritti con 22000 prelievi

dicembre 2008 > con una lettera Cemusa dichiara che il servizio, la cui sperimentazione doveva completarsi, è prorogato a tempo indeterminato

giugno 2009 > dopo litigi e battibecchi il servizio passa da Cemusa ad Atac che rende a pagamento la prima mezz’ora trasformando il bike-sharing in un ciclonoleggio

luglio 2009 > a causa del bizzarro sistema di abbonamento, dopo poche settimane una cinquantina di biciclette vengono rubate

agosto 2009 > Atac inaugura tre nuove stazioni a Ostia Lido

Links:
* Sito di Bike Mi, bike sharing milanese
* Sito di Roma-n-bike, bike sharing romano/
* http://bicincitta.com/
* http://it.wikipedia.org/wiki/Bike_sharing
* Forum sul bike sharing di Roma su Corriere.it
* http://www.citybike.newmobility.org
* Bike sharing blog sull’affidamento ad ATAC del servizio di Bike Sharing
* Ancora bike sharing blog sull’abbandono di Cemusa 

 

Le Bianche nonne del bike sharing

Luud Schimmelpennink, Inventor of the free city bike, Amsterdam

Negli anni sessanta, quando ero giovane, e pensavo di essere intelligente, a me e ad alcuni amici venne questa idea, che le biciclette erano il modo migliore per la gente di spostarsi nelle città. Potevamo verificarlo noi stessi ogni giorno per le strade di Amsterdam. Comunque, riflettendo su questo, ci accorgemmo che mancava qualcosa. Così inventammo quelle che chiamammo Biciclette Bianche. Biciclette gratis.

Un approccio virale benigno alle riforme dei trasporti

Non avrebbe potuto essere più semplice. Tutto quello che facemmo fu di metterci insieme con chiunque si sentisse di farlo, raccogliere un paio di dozzine di vecchie biciclette, dipingerle di bianco, e quindi “parcheggiarle” sulla strada in modo che chiunque ne avesse bisogno potesse utilizzarle a piacimento. Il successo fu immediato e attirò l’attenzione dei media, non tutti d’accordo con la nostra idea. Le biciclette garantivano un servizio di trasporto pubblico sicuro, gratuito, a zero emissioni utilizzato massicciamente dai cittadini che volevano semplicemente andare da qualche parte in qualsiasi momento lo desiderassero. Fu esaltante perchè a fare tutto ciò furono semplicemente le nostre idee e la nostra determinazione.


Ma essendo il mondo il posto complicato che è, ed essendo le biciclette degli oggetti troppo fragili per essere abbandonate in uno spazio pubblico, non passò molto tempo che tutte le biciclette bianche sparirono nel nulla, qualcuna nei nostri canali. Nel frattempo, sorprendentemente, la polizia decise che queste bici erano illegali perchè la legge imponeva di chiudere con un lucchetto le biciclette parcheggiate in un luogo pubblico. E le nostre naturalmente non lo erano. Non ci volle molto ai mass media per cominciare a urlare la loro opinione sulla nostra pazza idea che non avrebbe mai dovuto essere messa in pratica. Un fallimento.

Ma questa piccola cosa, questo cosiddetto fallimento, forse non era così stupida come i giornali dichiaravano. Al contrario contribuì a cambiare la testa di almeno alcune persone che alle fine fecero partire tutta una serie di servizi di biciclette pubbliche gratuiti o quasi in giro per il mondo, per molti anni modesti e non molto conosciuti. Ma come chiunque legga questo blog certamente sa, da un paio di anni a questa parte tutto questo ha cominciato a cambiare. E da quando anche la città di Parigi ha avuto la pazza idea di mettere 20mila biciclette pubbliche a disposizione dei suoi abitanti, questa piccola idea sta cominciando ad avere dei significatvi impatti. Forse non era così stupida, dopo tutto.

Oggi, una generazione dopo che quei giovani scapestrati si misero insieme per dipiengere di bianco quelle biciclette di Amsterdam, un numero crescente di persone comincia a capire l’importanza di un servizio di biciclette pubbliche in ogni città. Nel mondo ormai ci sono state esperienze diverse in proposito che ci insegnano che si possono creare servizi di bike sharing con caratteristiche molto differenti da luogo a luogo, non tutti necessariamente legati alla lettera al nostro concetto che prevedeva la possibilità di lasciarle ovunque. E se di tanto in tanto sentite di questo o quel progetto che incontra dei problemi, rilassatevi. L’idea è così semplice e potente che queste difficoltà verranno sicuramente superate grazie agli sforzi di tutti coloro che vogliono che quel servizio funzioni. Una grande idea coinvolge, e coinvolge un po’ tutti.

Link:
http://en.wikipedia.org/wiki/White_bicycle
http://www.citybikenewmobility.org

Luud Schimmelpennink
Y-tech Innovations Centre
Amsterdam, the Netherlands

Contributo dell’autore al progetto collaborativo “Messages for America: World-wide experience, ideas, counsel, proposals and good wishes for the incoming Obama transportation team”. Su www.messages.newmobility.org gli ultimi aggiornamenti di questo progetto della New Mobility Agenda.

Le biciclette bianche (Caterina Caselli, 1967; testi e musica di F. Guccini)

Il bike sharing alla cinese

Quanto segue è un assaggio dei reports dai quattro angoli del mondo di April Streeter, una scrittrice freelance che si interessa di sviluppi delle tecnologie dei trasporti, sostenibilità e altre cose del genere dal suo rifugio di Gothenburg, Svezia. April riassume notizie di diversa provenienza sul progetto di biciclette pubbliche della città di Hangzhou, Cina, del quale noi occidentali sappiamo veramente poco.

Meglio di Parigi, Hangzhou si doterà di 50mila biciclette pubbliche

April Streeter

Infilate in fondo a questo post su Hangzhou, sul blog Code for Something, c’erano alcune interessanti notizie sul sistema di bike sharing della città. Hangzhou, una città simile per numero di abitanti a Parigi, sta cercando di surclassare la Città dei Lumi (che mette a disposizione dei suoi abitanti circa 20mila biciclette pubbliche), incrementando la propria offerta di velocipedi in condivisione da 16mila a 50mila entro la fine dell’anno.

Risolvere il dilemma dell’ultimo chilometro

Alla ricerca di maggiori informazioni sul blog di Paulo De Maio, sembra che la compagnia di trasporto pubblico della metropoli cinese abbia avviato l’anno scorso questo servizio di bike sharing per permettere, secondo China.org.cn “un collegamento senza interruzioni tra il traffico ciclistico e i servizi pubblici di trasporto su gomma e su rotaia” ha detto Huang Zhiyao, general manager di HPTC, la locale concessionaria per il trasporto pubblico.

Utilizzo quotidiano più intenso di Velib

La storia continua descrivendo come i cittadini e i turisti siano stati condotti a usare il servizio, che, meglio di Vèlib, offre gratuitamente la prima ora di utilizzo. L’ora seguente viene pagata la modestra cifra di uno yuan (0.12 €), due yuan la terza ora e tre yuan le successive fino ad un massimo di 24 ore di utilizzo. Le biciclette magari non hanno le stesse caratteristiche di quelle francesi, ma sono comunque molto funzionali, con un cesto anteriore in plastica, un campanello e copertura di catena e ruota posteriore. A marzo di quest’anno ogni bici era stata utilizzata 5 volte al giorno. Anche se mira ad essere un servizio anche per i turisti, ci vogliono fino a 10 giorni per vedersi restituire la cauzione chiesta all’atto di iscrizione al servizio.

Ma come, niente atti vandalici?

Nel più incredbile pezzo di informazione nella storia di China.org, HPTC dichiara che nel primo anno di operatività non è stata rubata nessuna bicicletta e solo pochissime (o.5%) sono state danneggiate o vandalizzate. Questo contrasta con la tristissima storia di JCDecaux, gestore di Vélib, che sostiene che almeno metà delle bici orginali sono state rubate, rovinate o deturpate. HPTC inserisce gli utenti che non restituiscono le biciclette su una lista nera che vieta loro a vita di poter utilizzare il servizio! Piuttosto duri questi cinesi.

Tecnologia migliore di Vélib

HPTC dichiara di essere riuscita a semplificare il procedimento di prelievo della bicicletta utilizzando dei sistemi di pagamento elettronici più semplici che rendono più facile la restituzione del mezzo e riducono il tempo necessario al prelievo da 5 minuti a circa un minuto. HPTC progetta di raggiungere l’attivo di bilancio introducendo annunci pubblicitari sulle biciclette e nei punti di prelievo.

Per ulteriori informazioni, provate ad andare sul sito ufficiale del programma e a tradurlo utilizzando Google Translate (difficile ma anche affascinante)
http://www.hzzxc.com.cn/

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April ha un passato di cameriera sulle calde spiagge delle Hawaii che ha lasciato per diventare una reporter sulle nuove tecnologie digitali per la MacWeek magazine di San Francisco. Quando si è stufata di raccontare le meraviglie dell’ennesimo router lanciato sul mercato si è riciclata come giornalista sulla sostenibilità e l’ambiente, spostandosi più volte tra gli Stati Uniti e la Svezia. Al momento vive a Gothenburg, Svezia, dove lavora come scrittrice free lance e insegnante di Hata yoga.

Il migliore servizio di bike sharing è canadese?

– Adam Cooper (Canadese)

Pianeta Terra fai attenzione. La città di Montreal si sta muovendo, questa volta alimentata a pedali e carboidrati. La seconda città del Canada si sta dotando del più grande servizio di biciclette pubbliche in America del nord. BIXI (bici + taxi) è il primo tentativo canadese di bike sharing e dalle prime impressioni devo dire che è estremamente ben fatto, forse è il migliore del mondo.

Nell’estate del 2008 l’autorità pubblica dei parcheggi della città, Stationnement de Montreal, venne incaricata dal consiglio comunale della progettazione, costruzione, messa in opera e manutenzione del sistema di bike sharing. Il 12 maggio 2009 BIXI era operativo. Gestito da una ditta non-profit (Public Bike System Co.), il sistema è costituito da 3000 biciclette made in Canada dislocate in 300 punti di stazionamento situati in tutta la zona centrale della città..

Non c’è dubbio che BIXI è un esperimento pionieristico e che Montreal ha in questo modo alzato lo standard richiesto da un servizio di bike sharing. Il sistema utilizza tutte le tecnologie più avanzate disponibili nel campo del bike sharing: trasferimento wireless dei dati, punti di stazionamento alimentati da pannelli solari, interfaccia touch screen che utilizza gli affidabilissimi terminali di pagamento già installati dall’autorità per i parcheggi di Montreal. Le biciclette di BIXI sono in alluminio, molto comode, con luci al led integrate nel telaio, catena carenata, cambio a 3 velocità interno al mozzo, parti asportabili proprietarie per ridurre il rischio di furto. Inoltre gli ingegneri di BIXI sostengono di aver realizzato il miglior meccanismo antifurto esistente sul mercato, pensando a molte delle preoccupazioni che sono emerse dal progetto VELIB di Parigi.

Queste tecnologie di punta non servono solo a dare appeal al sistema in termini di sostenibilità, ma riducono anche i costi d’installazione; non sono necessarie connessioni hardware per dati ed energia elettrica, il che significa che le stazioni di BIXI possono essere collocate ovunque nella città e messe in condizioni di operare nel giro di mezzora. Questo è un valore aggiunto enorme di BIXI rispetto ad altri sistemi che richiedono squadre di operai che aprono voragini nella sede stradale. La posa e messa in opera di punti di stazionamento in altri sistemi di bike sharing, come il Velib può richiedere anche un mese di lavoro.

Un altro punto forte legato all’utilizzo di queste tecnologie è la capacità di adattamento del sistema. Le stazioni sono modulari, funzionanti su uno stile “plug and play”, con diverse possibilità disponibili per poter disporre le colonnine di stazionamento (l’unico modo in cui non le si può mettere è in cerchio). Questo significa che l’operatore può regolare sia la dislocazione che la capacità dei singoli punti di stazionamento anche a programma avviato. Il sistema può venire riconfigurato per particolari occasioni, come eventi pubblici che prevedono una vasta affluenza, oppure per ridimensionare o ampliare stazioni che non funzionano in maniera soddisfacente.

Benché BIXI sia ancora in fasce, non ho dubbi sul fatto che questa tecnologia verrà adottata in molte altre parti del Canada e del mondo. Per gli attuali iscritti al servizio questo aggiunge un ulteriore valore alla tariffa annuale di 78 dollari che pagano, dato che la loro chiave di accesso gli permetterà di accedere a qualunque altro sistema BIXI del mondo. Il tentativo di Public Bike System Co. È quello di costruire una comunità internazionale di bike sharing i cui membri possano accedere al servizio in qualunque città si trovino a viaggiare. Un altro aspetto positivo di questa tecnologia è la possibilità di registrare in un sito web il numero di chilometri percorsi in bici calcolando così i risparmi in termini di litri di benzina e di emissioni di CO2.

Se la cosa vi sembra interessante, potete contattare BIXI che si preoccuperà di fornirvi il sistema dimensionato sulle vostre esigenze. La natura non profit dell’impresa comporta la volontà di collaborare con la vostra comunità per sviluppare un servizio di bike sharing che si addica perfettamente alle vostre esigenze. Finalmente le biciclette pubbliche sono pubbliche davvero. Avete finalmente l’opportunità di avere il vostro sistema di bike sharing di terza (o quarta?) generazione libero da pubblicità e da interessi di grandi aziende. Viva la veloruzione!

Adam è un ricercatore del TREK Program Centre all’University of British Colombia. Sta preparando una tesi sulle biciclette pubbliche ed è uno dei volontari della rete “Eyes on the Street” voluta da World Streets.

– For more on BiXi:
BiXi Home page
BiXi Montreal
Bixi-Velo Facebook
Wikipedia. on Bixi
Article: Number 19 on Time Magazine Best Inventions of 2008
PriceTags on BiXi

 

Il bike sharing nel Paese della Cuccagna

Non lasciate che succeda nella vostra città

Ci sono molti modi per far andare male il vostro progetto di bike sharing, ma uno tra tutti garantisce il fallimento al 100%. Non dovete assolutamente fare come hanno fatto con il progetto di bike sharing del Paese della Cuccagna.

 

Il progetto di bike sharing del Paese della Cuccagna

Ecco come funziona:

1. Un ambizioso politico locale decide di andare a caccia di gloria e voti, fare qualcosa di davvero popolare, qualcosa di veloce, e farlo senza sborsare assolutamente un centesimo. E tutto questo in vista delle elezioni.

2. Così riesce a suscitare un certo interesse per un progetto di bike sharing cittadino e si rivolge ai fornitori cercando quello che possa garantirgli un servizio al prezzo più basso possibile (o, meglio ancora, a gratis).

3. Riesce a coinvolgere in questo paese della cuccagna anche alcune agenzie pubblicitarie e altre realtà economiche pronte a entrare nel gioco in seguito a qualche forma di accordo basato sullo scambio (anche se sempre più riluttanti, dato che hanno già visto questo genere di cose e hanno un po’ paura di venire identificate con un disastroso fallimento).

4. Alla fine entrano nel gioco – dato che il/la politico/a in questione gli dà tutto quello che chiedono. (visto che il servizio sarà gratis. Giusto?)

5. Il progetto viene messo a punto e implementato.

6. Ma qualcuno si dimentica del semplice fatto di assicurarsi che i requisiti infrastrtturali indispensabili per il successo del sistema vengano rispettati al 100%. (Se non si può pedalare in sicurezza in una città non c’è spazio per nessun progetto di bike sharing. Tornate quando avete fatto ordine in casa. Meglio ancora, cominciate a fare ordine adesso!)

7. La lista dei punti di stazionamento non viene esaminata con la necessaria attenzione da esperti nè con la sufficiente conoscenza di altre esperienze simili a livello internazionale imparate in anni di prove ed errori.

8. C’è un’inaugurazione con tanto di ricevimento e presenza dei media, tutti sono molto eccitati, il nastro viene taglitato e bingo! Il sistema parte e comincia a funzionare. Hurrah!

9. Ma la realtà non ci mette molto a presentare il conto.

10. Il fantastico nuovo servizio non offre la densità ed ampiezza di copertura necessarie, i punti di stazaionamento sono dislocati in maniera molto rarefatta, così tutto l’affare viene ampiamente sottoutilizzato. Solo una piccola percentuale dell’utilizzo previsto alla partenza. Oops!

11. E presto cominciano anche gli imprevisti.

12. Il sistema di ridistribuzione delle bici non funziona bene (stazioni senza bici o senza posti liberi per lasciarle), così molti potenziali utenti dopo un certo numero di frustrazioni iniziali smettono semplicemente di confidare sul bike sharing per un utilizzo quotidiano.

13. La manutenzione, di gran lunga sottfinanziata, viene trascurata.

14. “La manutenzione è tutto.” (Tutti lo sanno, ma stranamente nel paese della cuccagna non è prevista.)

15. Le entrate previste dagli abbonamenti non arrivano. (E sappiamo chi dovrà pagare il conto quando sarà il momento)

16. Furti, vandalismi, incidenti, sistemi di presidio e sicurezza inadeguati…

17. Il progetto si arena lentamente fino a fermarsi del tutto, sopravvivono solo le sue rovine.

18. Gran finale: l’eroe locale che ha avuto questa grande idea viene eletto a un’altra carica (lontana) e non è più in giro a prendersi quello che si merita.

19. E così finisce la storia.

E’ comunque una storia vera. Accaduta. E non è l’unica. Ma ci sono migliaia di altri modi per fare dei casini.Questi progetti possono sembrare semplici ma non è così. E’ come camminare su una fune tesa: ci sono tantissimi passi che puoi fare ma solo uno è quello giusto.

• Come essere sicuri che questo non accada nella vostra città? Restate sintonizzati su queste pagine.

Honk! Nuovi servizi pubblici di bike sharing in Italia

Nei mesi di Aprile e Maggio il programma italiano “Bicincittà” è cresciuto: altre 6 città della penisola vi hanno aderito, portando a 42 il numero dei comuni dotati di questo genere di servizio. Quanto segue è un sommario di ogni singolo progetto. A fine articolo il link a Bicincittà.

1. Terni, con 5 stazioni,

2. Siracusa, inaugurato durante il summit del G8, primo servizio di bike-sharing in Sicilia e primo servizio della community di Bicincittà a offrire anche biciclette a pedalata assistita

3. Bassano del Grappa, con 5 stazioni nel centro storico,

4. Bergamo, il progetto più grande con 15 stazioni in tutta la città, gestito dalla locale compagnia di trasporto pubblico ATB;

5. Schio, rivoluzionata la mobilità in senso sostenibile con l’introduzione di piste ciclabili protette e il sistema di Bike Sharing BiciSchio

6. Asti, servizio di Bike Sharing gratuito per tutto il 2009

“La BiGi”, servizio di bike sharing a Bergamo.

Ulteriori informazioni.

Contatti:
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Tel 0119023711 – Fax 0119023721
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