Ddl mobilità sostenibile trentino, intervista ad Antonella Valer.

Cittadini più avanti della politica

Antonella Valer, prima firmataria del ddl di iniziativa popolare

Nuova Mobilità aveva dato la notizia della bocciatura o, meglio, della non approvazione del coraggioso DDL provinciale di iniziativa popolare promosso da un Comitato di cittadini trentini caratterizzato da alcuni punti qualificanti qui sotto sommariamente elencati:

  1. obiettivo: aumento dello share modale delle forme di mobilità diversa dall’auto privata (30% subito – 50% nel 2020 – 70% nel 2025);
  2. enfasi sui processi partecipativi (proposta di istituzione di un osservatorio sulla mobilità sostenibile per metà composto da persone iscritte nel registro per l’elezione del consiglio provinciale, dibattito pubblico sul piano della mobilità sostenibile);
  3. scelte coraggiose in tema di parcheggi (i dipendenti provinciali pagherebbero il posto auto sul lavoro);
  4. stimolo a pesanti investimenti infrastrutturali, soprattutto su ferro (valli dolomitiche, alto garda);
  5. tariffa zero per i servizi di trasporto pubblico, i cui costi andrebbero ripartiti sulla collettività per un ammontare di 50 euro all’anno per abitante;
  6. agevolazioni per chi utilizza il car sharing e il car pooling (rimborso dei pedaggi autostradali e dei costi di iscrizione al servizio, utilizzo delle corsie preferenziali, parcheggi dedicati, contributi ai servizi di car sharing di vicinato).

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Ddl mobilità sostenibile in Trentino, vince il gattopardismo.

Avevamo più di due anni orsono segnalato questa interessante iniziativa che andava svolgendosi in trentino in materia  di mobilità sostenibile: un DDL di iniziativa popolare che si proponeva di definire un quadro organico nel quale integrare le diverse forme di mobilità in funzione del superamento del modello di mobilità autocentrico ereditato dal secolo scorso. Continua a leggere Ddl mobilità sostenibile in Trentino, vince il gattopardismo.

Inaugurata la prima ciclovia sopraelevata cinese

Stupefacente esempio di brutta pratica.

Qui il nocciolo del problema: si sono fatti la domanda sbagliata.

Quello ripreso dall’immagine è il risultato della risposta di decision makers e tecnici alla seguente domanda:

“come possiamo garantire uno spazio sicuro a biciclette e pedoni in questo incrocio molto frequentato, senza rallentare o ridurre il traffico automobilistico?”

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Auto a guida automatica: la mobilità non è marketing hi-tech


Elon Musk. (Photo by Steve Jurvetson)

Si fa un gran parlare ultimamente di veicoli a guida automatica la cui tecnologia sta compiendo passi da gigante. Gli sviluppi che porterà possono senz’altro essere entusiasmanti ma, come ci ricorda Jarret Walker in questo post, bisogna sempre tenere presente che il problema della mobilità urbana è prima di tutto spaziale, non ingegneristico. Di fronte al marketing hi-tech abbiamo sempre la tendenza ad abbandonare le nostre facoltà più razionali e critiche e il rischio è quello di cadere nelle stesse dinamiche sociali che hanno portato per parecchio tempo a vedere nelle auto elettriche LA soluzione a un problema che non si affronta con iniziative roboanti e da prima pagina ma con un paziente lavoro di mosaico e di coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti e interessati a migliorare la sostenibilità delle nostre città e delle nostre vite.

di Jarret Walker

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La pillola amara della sostenibilità

E perchè i politici farebbero bene a ingoiarla

Una serie di semplici fatti che politici, amministratori e tecnici della maggior parte delle città di tutto il mondo trovano molto difficile digerire, ma senza i quali non saranno mai in grado di governare una transizione verso città e mobilità sostenibili. Continua a leggere La pillola amara della sostenibilità

World Streets Worst Practices Department: 2014 Nominations

World Streets Worst Practices Department

Alta velocità a tutti i costi (e pochi benefici)

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Mentre in Italia il dibattito pro o contro l’alta velocità è confinato in un universo simbolico quasi esclusivamente “ambientalista” in Gran Bretagna la discussione è molto più ampia e tocca aspetti che qui da noi sfuggono – eufemismo – ai grandi organi di informazione e al ceto politico. Ha senso investire miliardi di euro in questi missili appoggiati sul terreno quando il trasporto regionale versa in condizioni disastrose? Che conseguenze potrebbe avere sulle economie locali delle province una rete ferroviaria che trascura centri  importanti preoccupandosi di servire bene solo le elites politiche e finanziarie che si spostano tra le principali città? Domande ignorate in Italia ma che in Gran Bretagna vengono poste di continuo.  Continua a leggere Alta velocità a tutti i costi (e pochi benefici)

Auto elettriche: è ora di giocare ad armi pari

Le auto elettriche ispirano i sogni non solo di alcuni consumatori, osservatori ed entusiasti, ma anche vanguard citicar-2 delle autorità pubbliche che si trovano a dover affrontare il difficile compito di gestire quell’idra a due teste costituita da una parte dalla ricerca del difficile sentiero verso una mobilità urbana sostenibile e dall’altra dal dover avere a che fare con un industria automobilistica in piena, dolorosissima, transizione. Essendo una persona che ha guidato quotidianamente una piccola auto elettrica per quasi dieci anni nel traffico di Parigi (vedi immagine), posso dire che la trovo un bellissimo modo per spostarsi in città. Ma è qui il cuore del problema? Penso di no. Continua a leggere Auto elettriche: è ora di giocare ad armi pari

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Nuove e vecchie mobilità nel paese della cuccagna.

Ben ritrovati a tutti i lettori di questo minuscolo blog che da un paio di settimane, nonostante il nostro silenzio, hanno ripreso a visitarci e a scriverci con una frequenza meritevole di ben altra attenzione.

Riprendiamo oggi le nostre pubblicazioni con qualche riflessione nata durante la settimana europea della mobilità appena conclusasi. Sembra che l’attuale crisi abbia spronato molte amministrazioni a volgere il capo verso soluzioni trasportistiche più economiche di quella automobile che negli ultimi settant’anni ha pesantemente condizionato la vita e lo sviluppo urbano dell’Italia metropolitana. E fortuna vuole che le prime siano anche molto più sostenibili della seconda.

Ma… c’è sempre un ma, se permettete il gioco di parole. Si tratta di un ma che abbiamo imparato visitando il paese della cuccagna.

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