Honk! Non telelavorate troppo.

Il lavoro da casa ha un otpimum di tempo oltre il quale diventa controproducente. Un impiego svolto completamente entro le mura domestiche sembra che migliori la produttività nel breve termine, ma sul lungo periodo questa tende e diminuire fino ad arrivare ad essere inferiore di quella che si ottiene in ufficio. Questo è uno dei risultati di uno studio di TNO sugli effetti dei nuovi modi di lavorare. Continua a leggere Honk! Non telelavorate troppo.

Incontri virtuali in Svezia – II

Oggi la seconda parte della lunga relazione a cura della SRA (Agenzia dei trasporti svedese) sulle metodologie da seguire per l’introduzione di tecniche di incontri a distanza nelle realtà lavorative. Potete trovare la prima parte qui.

– Peter Arnfalk, IIIEE, Lund Universit
– Ulf Pilerot, the Swedish Transport Administration
– Per Schillander, the Swedish Transport Administration

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Incontri virtuali in Svezia.

Il governo svedese ha messo a punto una strategia per creare le condizioni che favoriscano lo sviluppo degli incontri a distanza nel paese. Obiettivo è quello di indirizzare l’utilizzo delle tecnologie “verdi” dell’informazione per farle funzionare come un valido sostituto degli spostamenti e come un efficiente strumento di gestione aziendale. Il cuore della proposta si basa su un “metodo in dieci passi” pubblicato l’anno scorso per sostenere e pubblicizzare la possibilità di incontri virtuali all’interno di un’azienda.  Continua a leggere Incontri virtuali in Svezia.

Cos’è il coworking

Incuriosito dal commento che Marco Menonna ha lasciato in calce al post sul telelavoro che coglieva bene alcuni nervi scoperti di questa “modalità di trasporto” sostenibile che nel modo nel quale viene comunemente concepito – cioè con il lavoratore che sposta semplicemente il terminale dell’ufficio all’interno della propria abitazione – rischia di non tenere in considerazione alcune esigenze tipiche della modernità e, aggiungo io, anche dell’uomo in quanto animale sociale, sono andato a vedere su wikipedia.en in cosa consiste in pratica questo co-working. Quella che segue è una parziale traduzione e adattamento della voce così come la trovate su wikipedia.en alla data del 2 febbraio 2011 integrata da qualche altra notizia trovata sul web. Continua a leggere Cos’è il coworking

I benefici del telelavoro: meno chilometri ma non solo.

Il telelavoro, forse una delle più grosse opportunità mancate negli ultimi anni per riformare la sostenibilità non solo dei trasporti ma anche dell’organizzazione del lavoro può avere effetti positivi sulle emissioni di CO2 non solo grazie alla riduzione dei chilometri percorsi sui tragitti casa-ufficio, ma anche grazie ad altri fattori spesso trascurati dalle analisi come, per esempio, la riduzione del ricorso agli impianti di climatizzazione. Continua a leggere I benefici del telelavoro: meno chilometri ma non solo.

Il telelavoro, questo sconosciuto.

Il telelavoro è un oggetto misterioso per le politiche della mobilità nel nostro paese – come, purtroppo, molti altri componenti di quello che potrebbe essere un sistema integrato di nuova mobilità – eppure potrebbe venire considerato alla stregua di un mezzo di trasporto ad impatto zero. Quelli che seguono sono i risultati di una ricerca commissionata da Citrix Online alla Telework Research Network sui vantaggi che porterebbe una diffusione capillare di questa modalità di lavoro negli USA. Il testo integrale della ricerca è disponibile qui. Continua a leggere Il telelavoro, questo sconosciuto.

Andare dall’altra parte dell’oceano senza spostarsi dal salotto.

Oggi Nuova Mobilità è lieta di offrirvi un “How to” degno della migliore manualistica del bricolage. In questo caso si tratta della descrizione di strumenti e operazioni da compiere per poter andare a tenere una conferenza a 10mila chilometri da casa senza spostarsi dal proprio soggiorno.

Le righe che seguono sono il frutto di una pluriennale esperienza di videoconferenze autogestite nell’ambito della New Mobility Agenda a partire dal 1995, quando l’ADSL era di là da venire. Nello specifico descrivono l’organizzazione di una videoconferenza tenutasi nel 2006 nella quale Eric Britton parlava da Parigi a un pubblico di Easthampton (Massachussets).

Il risultato si può quantificare nel risparmio sul costo del biglietto aereo e sulle spese di soggiorno, sostituiti da un collegamento in videoconferenza a costo zero, e nel risparmio di circa 2 tonnellate di CO2. Dopo la conferenza Eric cenò con sua moglie e Parigi e dormì nel suo letto. Più sostenibile di così…

Perchè una videoconferenza funzioni bene bisogna far sì che pubblico e relatore vengano integrati nel modo più realistico possibile, con efficienza e senza interruzioni all’interno della struttura della conferenza. Si tratta di qualcosa che anche se a prima vista può apparire di una complessità notevole, di fatto richiede solo un’attenta preparazione alla portata di chiunque abbia un minimo di elementari conoscenze sul web. Se lo hanno fatto alla New Mobility Agenda possono davvero farlo tutti. Ma come spesso succede il diavolo sta nei dettagli.

Per far funzionare bene il tutto è necessario stabilire tre canali di comunicazione. Per la conferenza in questione vennero stabiliti due collegamenti video SightSpeed (gratuiti) e un collegamento voce Skype (gratuito, per comunicazioni private e gestione generale “dietro le quinte”).

1. Collegamento video n. 1
Ha lo scopo di garantire al relatore fuori sede la piena partecipazione (per quanto possibile) all’evento.

  • Da casa sua Britton interagiva con la conferenza attraverso una webcam posta sul suo computer, che rappresentava la sua “faccia alla conferenza”;
  • La seconda parte di questo collegamento era una webcam installata sul palco degli oratori e orientata verso il pubblico, in modo che l’oratore fuori sede potesse vederne e valutane le reazioni con tutto quel che ne consegue. Questo collegamento si rivela molto utile nei momenti di discussione e dibattito con il pubblico, permettendo al relatore di vedere la persona che gli sta parlando o alla quale sta rispondendo, il feedback visivo è molto importante);
  • L’immagine del relatore è proiettata su uno schermo vicino al palco — è importante che questa immagine sia di dimensioni umane, tenendo presente che anche chi è in fondo al pubblico deve poter vedere;
  • Sarebbe opportuno mantenere un’immagine di dimensioni ridotte del relatore fuori sede anche quando sta parlando qualcun altro, come se stesse davvero sul palco ascoltando educatamente;
  • Quando è il turno del relatore fuori sede l’immagine dovrebbe ingrandirsi ma non diventare un ingombrante Grande Fratello;
  • Come feedback addizionale si può prevedere la presenza di un piccolo riquadro nell’angolo in basso a destra che riproduca quello che sta vedendo il relatore;
  • Quando si proietta un video l’immagine del relatore viene ridotta a un piccolo rettangolo nell’angolo in basso a destra dello schermo, in modo da mantenere il collegamento tra relatore e pubblico, come se il primo si trovasse davvero sul palco durante la proiezione.

2. Collegamento video n. 2
Garantisce al relatore fuori sede la sua “poltrona tra il pubblico”.

  • Questa webcam fornisce un collegamento video di sola andata e viene posizionata in fondo alla sala, leggermente in alto per dare una visione ottimale di quello che sta succedendo;
  • Fornisce al relatore un feedback sia visivo che sonoro, permettendogli di “stare tra il pubblico” e osservare costa succede durante tutto lo svolgimento della conferenza;
  • Questo comporta la necessità per il relatore di avere a disposizione due pc per poter separare i due collegamenti video. Meglio situare i due monitor uno di fianco all’altro in modo da avere sott’occhi tutto senza dover saltare in continuazione da un computer all’altro.

3. Collegamento audio
Il terzo collegamento è un semplice collegamento Skype in solo audio che ha un duplice scopo:

  • Suo obiettivo principale è quello di garantire un contatto audio privato tra il relatore e il tecnico responsabile del funzionamento dell’impianto audio video della conferenza. In caso di imprevisti questo collegamento molto discreto permette di risolvere i problemi senza intralciare tutto il resto. Di solito il tecnico si serve di un set di auricolare con microfono Bluetooth;
  • Garantisce anche un collegamento di emergenza nel caso il collegamente principale si blocchi. Succede raramente, ma in questi casi permette quanto meno di portare a termine i lavori senza ritardo. Non si è mai troppo prudenti quando si parla di tecnologia.
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4. Discussioni private
E’ bello avere a disposizione anche l’attrezzatura necessaria a consenitre discussioni di carattere più privato quando si rendono necessarie. Non è difficile farlo. L’idea è quella di creare uno spazio che consenta a chiunque di rivolgere domande inerenti questioni più personali al relatore fuori sede, costituito da alcuni monitor posizionati sul tavolo dei relatori, con una webcam che riprende la persona che voglia interloquire. Questo permette degli scambi più interattivi, come quelli che si verificano durante i coffee breaks e altri momenti informali alle conferenze. Non è complicato e rappresenta un grande valore aggiunto alla vostra cassetta degli attrezzi delle telecomunicazioni sostenibili.

5. A cosa prestare attenzione
Questo è tutto, ma ci sono alcune cose da avere ben presente.

  • Il fattore illuminazione è cruciale. In entrambi gli ambienti. Vale la pena di preoccuparsene per evitare sorprese.
  • Anche l’audio è molto importante e necessita di verifiche attente e di una regolazione molto accorta. Altoparlanti gracchianti e interruzioni dei collegamenti non sono divertenti.
  • Il relatore dovrebbe prendersi il tempo per fare in modo che la sua immagine non risulti troppo grande e non troppo centrata sullo schermo. Le persone perdono velocemente interesse verso i mezzi busti parlanti. E’ meglio poter disporre di uno sfondo visivamente attraente e di buona illuminazione e togliersi dal centro dell’inquadratura. Di regola metà dell’immagine dovrebbe essere occupata da qualcosa di diverso dal relatore. Simpatico e gentile. Come qualcuno che non sta urlando.
  • Se si intendono proiettare video o presentazioni è megli scaricarli prima e poi eseguirli dai pc presenti in sala. Serve a risparmiare banda preziosa ed evita una potenziale fonte di problemi.
  • E’ meglio non aprire programmi potenzialmente in conflitto con i collegamenti in modo da ridurre il rischio di interruzioni.
  • Larghezza di banda: un detto dice non si può mai essere troppo biondi o troppo ricchi. E non potete avere mai troppa larghezza di banda. Mai.

6. Cose belle da avere a disposizione

  • Webcam orientabili e zoomabili da parte del relatore fuori sede. Se ne trovano ormai di piuttosto economiche
  • possibilità di registrare tutto l’evento e di metterlo a disposizione in streaming web in modo da dare anche a chi non poteva esserci la possibiltà di assistere alla conferenza
  • “Registro delle presenze” on line per eventuali commenti e domande.

7. Prepararsi in anticipo.
E’ di importanza fondamentale. Se per qualsiasi motivo non seguite religiosamente queste procedure vi conviene cancellare la relazione. All’inizio insorgono sempre un sacco di piccoli problemi, e bisogna risolverli prima che cominci la conferenza. A meno che non preferiate imparare in pubblico.

  • E’ altamente raccomandabile eseguire un collegamento di prova una settimana prima della conferenza per assicurarsi di avere il pieno controllo della situazione. Questo vi dà anche la possibilità di effettuare eventuali modifiche e/o di reperire eventuale attrezzatura che vi accorgete di non avere.
  • 24 ore prima della trasmissione “prove generali”: passo per passo, minuto per minuto
  • un’ora prima dell’inizio della conferenza ci si collega da entrambe le parti per confermare la propria presenza, assicurarsi che tutto sia in ordine ed eventualmente per sistemare le ultime cose
  • poi si aspetta bevendosi un caffè e raccontandosi il film di come si è stati bravi a fare tutto questo.


Tutto qua. Nessuna pressione. Puro piacere. Seguite questo manuale e sarete pronti a coprire 10mila km in una frazione di secondo senza spendere una lira. Comportatevi da eroi. Raccontate ai vostri figli cosa avete fatto. Vi vorranno ancora più bene.

La montagna e Maometto

Non andiamo più al lavoro, facciamo venire il lavoro da noi

Jack Nilles, un antesignano dei pionieri del telelavoro, di cui ha cominciato ad occuparsi dai primi anni 70 quando questa tecnologia era poco più che un’idea, ci ricorda che questo aspetto della Nuova Mobilità offre ancora moltissime opportunità.

Uno dei modi più intelligenti di rendere i trasporti più sostenibili è quello di trasportare qualcosa di praticamente immateriale invece di qualcosa di molto pesante. Pensiamoci.

Ha qualche senso far muovere 1600 kg di plastica e metallo (più una persona) per 50 km per ogni giornata di lavoro invece di trasmettere semplicemente i pensieri di colleghi e collaboratori? Perché nel XXI sec. ci sono ancora centinaia di milioni di persone ancora impantanate in una forma mentis che risale ai tempi di Dickens? Quando tre lavoratori su cinque nei paesi industrializzati vengono impiegati unicamente per trasmettere informazioni, mentre le nuove tecnologie permettono di trasmettere queste informazioni in tempo reale ovunque, qual è il motivo per il quale questi lavoratori devono lasciare le proprie abitazioni, entrare nelle loro automobili, di solito da soli, contribuire ad aumentare il livello di congestione per diverse ore tutti i giorni con il solo scopo di raggiungere un ufficio dal quale perlo più mandano informazioni istantanee ovunque?

Perché non telelavorano piuttosto di sprecare energie e aumentare il surriscaldamento globale? Con gli attuali livelli della tecnologia circa il 10% della forza lavoro nei paesi industrializzati potrebbe telelavorare a tempo pieno, da casa o da qualche altro posto nel raggio di una camminata o una pedalata. Un ulteriore 15% potrebbe telelavorare a metà tempo. Coloro che potrebbero telelavorare per meno del 50% del loro orario di lavoro costituiscono un altro 25% della forza lavoro, per un totale di circa il 50% della manodopera impiegata. Si tratta di stime prudenti.

Quasi 70 milioni di Americani potrebbero venire impiegati in qualche forma di telelavoro; circa la metà lo sono effettivamente, benché meno spesso di quanto sarebbe possibile. Questi potenziali telelavoratori potrebbero ridurre il contributo degli USA al riscaldamento globale di circa 72 megatonnellato di CO2 e il consumo di petrolio di 135 milioni di barili nel solo 2009.

Quindi perché non stanno tutti telelavorando? Quanto segue sono le principali ragioni (o scuse):

  • Tradizione. Abbiamo sempre lavorato in un posto diverso da casa nostra (almeno fino alla fine del XX secolo). Si è sempre fatto così. Non ci pensiamo nemmeno. Ci vuole molto tempo per rivedere questa mentalità.
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  • Sfiducia. Di solito un dirigente dice: “Come faccio a sapere se lavorano se non li posso vedere?”. Questo sottintende il pittoresco concetto che l’apparente frenetica attività di un gruppo di colleghi significa che si sta svolgendo un sacco di lavoro utile. I fatti sono che, mediamente, i telelavoratori sono più produttivi dei loro colleghi “da ufficio”.
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  • Costi. Di solito gli Amministratori Delegati sostengono: “Non possiamo permetterci dei costi ulteriori in questi tempi di crisi”. I costi vivi di un programma di telelavoro sono: la pianificazione, l’addestramento del personale e qualche tecnologia aggiuntiva. Una volta partito, il telelavoro consente al datore di lavoro un risparmio pari a più del 20% degli stipendi dei telelavoratori.

Così il telelavoro contribuisce a diminuire il surriscaldamento globale e la congestione da traffico, fa risparmiare energia, migliora l’economia senza richiedere massicci finanziamenti pubblici ma solo qualche parolina di incoraggiamento. Una volta partito con successo fa risparmiare almeno il 20% sul costo del lavoro. I costi di implementazione sono ammortizzati nel giro di un anno. Cos’è che non dovrebbe piacere?

Jack Nilles, jnilles@jala.com
JALA International, Los Angeles, California

Jack Nilles è uno scienziato e direttore di ricerche multidisciplinari con esperienze nel settore pubblico, dell’industria e dell’accademia. Ha coniato i termini telework (telelavoro) e telecommuting (telependolarismo) nel 1973 all’interno del primo progetto di ricerca che ha indagato sulle possibilità offerte dallo spedire il lavoro al lavoratore.