Registrare i risultati della lotta al cambiamento climatico

Sempre in tema di COP23 segnaliamo questa iniziativa alla quale aderiscono molte città italiane. Per verificare se anche la vostra si pone degli obiettivi verificabili nel contrasto al cambiamento climatico potete cliccare sul link in fondo all’articolo.

di Shuyler Null

La conferenza sul clima delle Nazioni Unite sul Clima a Bonn ha dato rilievo all’importanza di protagonisti sub-nazionali per tradurre le buone intenzioni in pratiche quotidiane al fine di centrare gli obiettivi richiesti dalla lotta al cambiamento climatico. Ma mentre questi attori non istituzionali promettono di impegnarsi sempre di più, come si potrà misurarne il successo? Cos’è la sostenibilità? Continua a leggere Registrare i risultati della lotta al cambiamento climatico

Agire sul clima nel settore trasporti

È in corso in questi giorni a Bonn la 23esima conferenza sul clima  delle Nazioni Unite (COP23), mirata a contenere e ridurre le conseguenze sul clima dell’attività umana attraverso il raggiungimento di accordi quadro internazionali che prevedono specifici impegni per gli stati che li sottoscrivono. Per quanto riguarda il settore trasporti, uno dei maggiori produttori di gas serra, la sensazione è che questi incontri  siano stati finora la classica montagna che partorisce il topolino quando non proprio una plateale presa in giro.

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I pericoli delle proiezioni delle elite

La proiezione delle elite è la credenza, diffusa tra le persone più fortunate ed influenti, che quello che esse trovano conveniente ed attrattivo sia buono anche per la società nel suo insieme. Una volta imparato a riconoscere questo semplice errore, lo si nota ovunque. Si tratta forse del singolo ostacolo più potente alla realizzazione di città prospere, giuste ed emancipatrici.

Quanto segue non è un appello alla rivolta contro le elite. Non sto reclamando un’adeguata redistribuzione di ricchezze. Sto semplicemente sottolineando un errore che le elite sono costantemente a rischio di commettere. L’errore consiste nel dimenticarsi che le elite sono sempre una minoranza e che progettare una città od una rete di trasporto sulle preferenze di una minoranza darà dei risultati che inevitabilmente non funzioneranno per la maggioranza. Perfino le elite alla fine non apprezzeranno questi risultati. Continua a leggere I pericoli delle proiezioni delle elite

Per una reindustrializzazione urbana

In Urban Re-Industrialization, il curatore Krzysztof Nawratek raccoglie i contributi di diversi studiosi per discutere gli elementi costitutivi dell’idea di ‘città creativa’ per superarla e andare verso quella che Nawratek chiama la ‘Città Industriale 2.0’. Mentre la natura e i contributi dei singoli saggi paiono talvolta mal distribuiti, si tratta di un lavoro caleidoscopico che raccoglie diverse linee di pensiero meritevoli di approfondimento.

di Frederik Weissenborn

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Singapore dice basta ad altre automobili.

La città stato di Singapore si appresta a porre un tetto alle auto circolanti sulle proprie strade. Per poter possedere un’automobile a Singapore è necessario richiedere un permesso; a partire da Febbraio il governo smetterà di concedere nuovi permessi, la cui crescita è già oggi limitata allo 0.25 per cento all’anno. Continua a leggere Singapore dice basta ad altre automobili.

Mobilità: serve un cambio di paradigma.

di John Whitelegg
Questo breve contributo a un importante dibattito ormai di lunga data suggerisce di abbandonare il paradigma della mobilità e la sua sostituzione con qualcosa di più  intelligente, etico, salubre, responsabile fiscalmente e orientato alle persone. Il paradigma della mobilità è un fenomeno globale. Potremmo sostenere che nacque in Germania o nel Regno Unito, ma questo non è importante. Può essere definito come l’assioma indiscutibile che viaggiare sempre più lontano e sempre più veloce rinchiudendosi in diverse forme di mobilità ad alto consumo energetico sia una buona cosa per l’economia e il progresso umano. Questo è sbagliato.

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A Bergamo tutti in auto in Città Alta (per almeno 30 anni)

Una storia che parte da lontano e che sa davvero da anni sessanta, quando si faceva di tutto per permettere alle auto, mezzo di trasporto di un futuro molto passato, di accedere ai centri urbani. Di solito qui a Nuova Mobilità tendiamo a “volare alto” tenendoci fuori dalle mischie che spesso si accendono su questo genere di problematiche ma questa volta, mosso anche da un legame personale con la città orobica, non riesco a resistere alla tentazione di segnalare questo pessimo esempio di gestione della mobilità urbana che ci arriva da Bergamo. Continua a leggere A Bergamo tutti in auto in Città Alta (per almeno 30 anni)

Fine della strada? Una sfida al senso comune.

È ormai quasi un secolo che in tutto il mondo si avverte il bisogno di fare spazio alle automobili. Così quando il traffico raggiunge livelli intollerabili la risposta più immediata, non importa quanto costosa, è quella di aggiungere capacità stradale, allargando strade preesistenti o costruendone di nuove. A niente finora è servita la constatazione unanimemente condivisa che l’ampliamento di capacità genera traffico aggiuntivo e quindi nuova congestione. In Inghilterra il governo ha varato nel 2014 un ambizioso programma di ampliamento della rete stradale; Campaign to Protect Rural England (CPRE) ha risposto commissionando una ricerca all’agenzia di consulenza Transport for Quality of Life che ha preso in esame decine e decine di casi di ampliamento della capacità stradale completati negli ultimi due decenni, che dimostra ancora una volta quello che tutti sanno già. Quella che segue è l’introduzione alla sintesi dei risultati della ricerca divulgata da CPRE che pur riguardando specificamente il Regno Unito può tornare molto utile un po’ in tutto il mondo e quindi anche da noi, sempre che la si voglia tenere in considerazione. Continua a leggere Fine della strada? Una sfida al senso comune.

È tempo di liberarsi dallo strangolamento automobile.

Dal Guardian, sempre attento ai problemi che ci stanno a cuore, George Monbiot getta uno sguardo desolato sul suo paese che descrive in modo molto simile a come noi descriveremmo il nostro. Per ricordarci che i passi avanti che vengono fatti qua e là sono frutto di un lungo processo nel quale la conflittualità tra diversi interessi – in particolare tra l’interesse pubblico e una molteplicità di interessi privati – è all’ordine del giorno.

Ci diciamo continuamente di tenere molto all’efficienza. Eppure abbiamo creato un sistema di trasporti ispirato alla dissolutezza. Mezzi metallici (le cui dimensioni aumentano ogni anno) con una o due persone a bordo, viaggiano in parallelo verso gli stessi posti. Camion che spostano merci identiche in direzioni opposte si incrociano lungo viaggi di 2000 miglia. Corrieri in concorrenza tra loro infestano gli stessi percorsi con furgoni in gran parte vuoti. Potremmo, forse, ridurre il chilometraggio dei nostri mezzi di trasporto del 90% senza perdere niente e guadagnandoci in qualità della vita. Continua a leggere È tempo di liberarsi dallo strangolamento automobile.

11 città che stanno iniziando a vietare la circolazione automobilistica.

Oslo

Nel 2015, Oslo annunciava il suo progetto di vietare l’ingresso alle auto nel centro città a partire dal 2019. Il progetto ricevette parecchie obiezioni dal mondo imprenditoriale così la città si pose un obiettivo più moderato. Invece di vietare completamente le automobili, il Consiglio Comunale nel giugno 2017 ha precisato che renderà solo più difficile arrivare in centro in auto eliminando i parcheggi. Alcuni mesi più tardi la Norvegia ha anche confermato che vieterà la vendita di auto alimentate a benzina e gasolio su tutto il territorio nazionale a partire dal 2025.

Me le città norvegesi non sono le sole che si stanno preparando a liberarsi dalle auto. In tutto il mondo urbanisti e politici hanno cominciato a individuare i modi con i quali le loro città possono fare più spazio ai pedoni e a ridurre le emissioni di CO2. Di seguito un elenco di 11 città che sono alla testa di questo movimento.

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