È tempo di liberarsi dallo strangolamento automobile.

Dal Guardian, sempre attento ai problemi che ci stanno a cuore, George Monbiot getta uno sguardo desolato sul suo paese che descrive in modo molto simile a come noi descriveremmo il nostro. Per ricordarci che i passi avanti che vengono fatti qua e là sono frutto di un lungo processo nel quale la conflittualità tra diversi interessi – in particolare tra l’interesse pubblico e una molteplicità di interessi privati – è all’ordine del giorno.

Ci diciamo continuamente di tenere molto all’efficienza. Eppure abbiamo creato un sistema di trasporti ispirato alla dissolutezza. Mezzi metallici (le cui dimensioni aumentano ogni anno) con una o due persone a bordo, viaggiano in parallelo verso gli stessi posti. Camion che spostano merci identiche in direzioni opposte si incrociano lungo viaggi di 2000 miglia. Corrieri in concorrenza tra loro infestano gli stessi percorsi con furgoni in gran parte vuoti. Potremmo, forse, ridurre il chilometraggio dei nostri mezzi di trasporto del 90% senza perdere niente e guadagnandoci in qualità della vita. Continua a leggere È tempo di liberarsi dallo strangolamento automobile.

Pubblicità automobilistiche: l’unica regola è che non ci sono regole.

Tra gli argomenti trattati al #Trafficcamp del 17 marzo a Milano segnaliamo questa approfondita analisi di Federico Del Prete di Ciclobby sul rapporto (malato?) tra media e pubblicità automobilistiche e non solo, che probabilmente condiziona le nostre scelte di consumatori non senza conseguenze tragiche.

Continua a leggere Pubblicità automobilistiche: l’unica regola è che non ci sono regole.

Honk! Pubblicità.

Uno dei modi dell’industria dell’auto per convincerci a cambiare o ad acquistare un’auto è quello di ricorrere spesso a sottintesi sessuali più o meno espliciti come nel caso di questo spot della Nissan. In realtà una delle conseguenze indesiderate di una vita troppo autodipendente e sedentaria riguarda proprio la sfera sessuale. Continua a leggere Honk! Pubblicità.

Sapere è potere. Gli Amici della Terra sulla pubblicità alle automobili.

Nell’estate del 2009, Friends of the Earth Europe (FoEE) in collaborazione con alcuni partner a livello nazionale avviò uno studio per verificare il grado di rispondenza alla direttiva 1999/94/EC che imponeva all’industria automobilistica di fornire ai consumatori una corretta informazione sui consumi di carburante e sulle emissioni di CO2 per le auto di nuova produzione vendute sul mercato Europeo. Continua a leggere Sapere è potere. Gli Amici della Terra sulla pubblicità alle automobili.

Pubblicità alle auto: il codice di autoregolamentazione canadese. Serve davvero?

L’articolo di martedì sulla necessità di trovare un modo di regolamentare la pubblicità delle automobili ha stimolato parecchie reazioni un po’ ovunque, dall’Australia alla Germania al Canada. Quello che riportiamo di seguito è la descrizione in sintesi di quanto è appena stato fatto in Canada al riguardo. Il Canadian Code of Advertising Standard re Motor Vehicle Advertsing è un codice di autoregolamentazione basato su un approccio “stakeholder”, che lascia molta libertà e molta responsabilità ai soggetti direttamente coinvolti nella produzione di pubblicità. Produrrà davvero qualche risultato? Ve lo presentiamo qui grazie a Richard Campbell di Vancouver.

Canadian Code of Advertising Standards re Motor Vehicle Advertising

Advertising Standards Canada (ASC) è l’istituzione canadese incaricata di fornire le linee guida di autoregolamentazione pubblicitaria, raccolte sotto il Canadian Code of Advertising Standard. Questo codice definisce gli standard di quella che dovrebbe essere una pubblicità accettabile e fornisce le basi sulle quali esaminare ed eventualmente accettare le lamentele dei consumatori su qualunque tipo di pubblicità. Il Codice è inoltre applicato attraverso delle Linee Guida Interpretative pensate per migliorare la comprensione e l’applicazione da parte del pubblico e delle imprese delle regole indicate dal Codice stesso.

Il 24 settembre 2009 ASC ha pubblicato e applicato la Linea Guida n. 4, riguardante le infrazioni delle regole sulla pubblicità automobilistica, allo scopo di assicurarsi che la pubblicità automobilistica venga realizzata compatibilmente con lo spirito delle leggi canadesi in materia di sicurezza stradale. Contiene otto principi di base, enunciati sotto forma di domande, che servono da riferimento per le industrie automobilistiche e le agenzie pubblicitarie nella produzione di pubblicità efficace e creativa ma rispettosa delle regole della sicurezza stradale e del Codice di regolamentazione degli standard pubblicitari. Vengono affrontati argomenti come l’eccesso di velocità, comportamenti aggressivi e pericolosi e la rappresentazione di gare e competizioni.

Sviluppata da un gruppo di lavoro, la messa a punto di questa linea guida è stato condotta dalla Société de l’assurance automobile du Québec (SAAQ), iin collaborazione con ASC, il Canadian Council of Motor Transport Administrators, la Canadian Vehicle Manufacturers’ Association, l’Association of International Automobile Manufacturers of Canada, l’Association of Canadian Advertisers e l’Association des agences de publicité du Québec.

Il gruppo di lavoro si è formato in seguito alle indicazioni del legislatore che obbligavano SAAQ “in collaborazione con le industrie automobilistiche, le compagnie pubblciitarie e i soggetti coinvolti nella sicurezza stradale” a “stabilire delle linee guida volte a proibire qualunque pubblicità che nel proporre un’automobile rappresentino un atteggiamento noncurante nei confronti della sicurezza stradale presentando situazioni che incoraggino abitudini di guida poco attente, pericolose o vietate”. Dato che il problema della regolamentazione della pubblicità delle auto interessava anche altre giurisdizioni, le linee guida vennero alla fine adottate in tutto il Canada, non solo in Quebec.

La positiva cooperatazione di tutti i soggetti coinvolti ha significato che le linee guida hanno potuto essere definite sulla base della vigente struttura autoregolamentata, evitando così la necessità di ricorrere a misure più restrittive. (Il corsivo è nostro).

Per prendere visione delle linee guida: http://www.adstandards.com/en/MediaAndEvents/newInterpretationGuideline.aspx

Qui viene descritta la procedura di reclamo: http://www.adstandards.com/en/ConsumerComplaints/theConsumerComplaintsProcess.aspx

E queste sono le otto domande a cui si accenna sopra:

Interpretation Guideline #4 – Alleged Infractions of Clauses 10 or 14: Motor Vehicle Advertising

4.1 Nel caso di reclami riguardanti pubblicità che includa la rappresentazione di autoveicoli che contravvengono manifestamente la regola n. 10 (Sicurezza) il consiglio dovrà prendere in considerazione le seguenti domande:

  1. La rappresentazione delle prestazioni, della potenza o dell’accelerazione del veicolo danno l’impressione che l’eccesso di velocità sia una cosa accettabile?
  2. La raffigurazione delle abilità di guida del veicolo comprende anche azioni potenzialmente pericolose come zigzagare nel traffico, guida eccessivamente aggressiva o corse di automobili in un contesto abitato?
  3. La rappresentazione è realistica o è chiaramente irreale, posta in uno scenario fantastico che difficilmente si presenta nella vita quotidiana?
  4. Si potrebbe ragionevolmente interpretare la situazione descritta come indulgente o incoraggiante verso abitudini di guida pericolose?

4.2 Nel caso di reclami riguardanti pubblicità di automobili che contravvengano manifestamente la regola 10 (sicurezza) e la regola 14 (Descrizioni e Rappresentazioni inaccettabili) il consiglio dovrà anche tenere in considerazione le seguenti domande messe a punto ed approvate dall’Association of International Automobile Manufacturers of Canada e dalla Canadian Vehicle Manufacturers Association:

  1. Il veicolo viene utilizzato in violazione delle leggi vigenti o oltre una velocità che si può ritenere ragionevole nelle circostanze nelle quali viene presentato (tipo di strada, condizioni meteo, traffico, condizioni dell’ambiente come la presenza di bambini nella zona) o oltre i limiti di velocità abituali per il Canada?
  2. La rappresentazione delle prestazioni, della potenza o dell’accelerazione e della capacità di frenata del veicolo, tenendo in considerazione il messaggio pubblicitario nel suo complesso includendo i messaggi visivi (immagini e testo) e sonori, dà la sensazione che sia accettabile superare i limiti di velocità od utilizzare in qualunque altro modo illegale o pericoloso la vettura?
  3. La rappresentazione di corse e rallie e di situazioni di competizione in generale, tenendo in considerazione il messaggio pubblicitario nel suo complesso includendo i messaggi visivi (immagini e testo) e sonori, dà la sensazione che le vetture di serie possano essere condotte come veicoli da corsa sulla rete stradale pubblica?
  4. La pubblicità incoraggia o approva un utilizzo della vettura aggressivo, violento o offensivo nei confronti degli altri utenti della strada, o che sia denigratorio e svalutativo di comportamenti di guida prudenti?

# # #

Questa proposta colpisce per indicare un possibile passo da compiere nella giusta direzione; tuttavia il nostro timore è che i richiami a concetti come “comportamento ragionevole” vengano tenuti in considerazione dai protagonisti del settore nello stesso modo nel quale l’ala più aggressiva della comunità finanziaria accoglie gli inviti alla prudenza.

Non prendiamoci in giro. Autoregolamentazione? Trovare l’accordo di tutti i “principali stakeholder”? Possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma alla fine quello che conta è quello che facciamo.

Ci sembra che in questo campo non si possa raggiungere niente a meno che non ci siano dei paletti e delle limitazioni chiare. Dove sono? Dov’è la responsabilità? Dov’è quella governance necessaria a far funzionare una democrazia, un’imprenditoria e una società sane?

Non possiamo sottrarci a queste domande.

Eric Britton,
Editor, World Streets

Pubblicità alle auto, che fare? Tassarla? O regolamentarla? O pubblicità compensativa obbligatoria? O…?

Ancora sulla pubblicità delle auto pubblichiamo questa riflessione di Eric Britton sull’argomento, comparsa ieri su World Streets in calce all’articolo di Tom Bogdanowicz pubblicato anche da Nuova Mobilità.

Non si può esattamente dire che il ricorso alla legge sia l’ultimo rifugio dei mascalzoni ma è quanto meno l’ultimo rifugio di cittadini e leader politici che non sono stati in grado di seguire una strada migliore e più morbida per raggiungere i propri obiettivi. Il che vuol dire che anche se affrontiamo questo genere di discussioni non certo a cuor leggero, siamo pronti ad ascoltare le ragioni di tutte le parti in causa, tenendo sempre ben presente le implicazioni riguardanti sostenibilità e giustizia sociale.

Come premessa devo dire che essendo essenzialmente una persona naif, tendo a considerare la pubblicità principalmente per la sua funzione informativa o quanto meno a sperare che l’ultima sia il principale obiettivo della prima. Naturalmente quando chiunque di noi vuol far valere le proprie ragioni c’è anche la tendenza umana a presentarle in maniera che possano venire accettate dal pubblico del quale si desidera ottenere approvazione. A un certo punto naturalmente questo atteggiamento può andare oltre le semplici lusinghe e questo ci mette di fronte ad una scelta etica, o meglio a un dilemma.

Io, e penso anche la maggior parte di voi, ho raggiunto la conclusione che la pubblicità nei luoghi pubblici e sui media può essere molto utile in ambiti nei quali la società ha qualche problema: fumare troppo, andare troppo veloci, dipendenza da droghe, diverse forme di discriminazione, la lista può essere molto lunga. Nessuna persona ragionevole può biasimare le campagne di sensibilizzazione, spesso intelligenti ed efficaci, che sono state messe in atto negli ultimi decenni per cercare di modificare i comportamenti di un grande numero di persone al fine di migliorare le condizioni di vita di tutti i membri della società. Inoltre io e, credo, tutti voi vorremmo vedere ancora più campagne pubblcitarie di questo tipo condotte in maniera accorta ed efficace.

Ma tornando al nostro argomento principale cioè alle pratiche pubblicitarie quanto meno sospette delle case automobilistiche devo dire che non sono assolutamente un attivista anti-auto. Nel corso della mia vita ho posseduto un certo numero di automobili che ho ampiamente apprezzato e che penso di avere utilizzato con saggezza. D’altro lato siamo tutti sempre più consapevoli che, stando le cose come stanno oggi, ci sono molte situazioni nelle quali le auto in proprietà non sono proprio la migliore maniera per spostarsi tutti i giorni (in particolare, naturalmente, negli ambienti urbani). Comunque presto il parco auto mondiale raggiungerà il miliardo di unità ed è quindi nostro compito di cittadini custodi della sostenibilità dei trasporti fornire delle prospettive e, se possibile, consigli su quello che dovrebbe essere il posto che tutte queste automobili devono occupare nella società. Alla fin fine è solo un problema di governance.

Per cominicare, bisognerebbe essere ciechi o malati di mente per non vedere le caratteristiche distruttive di molta della pubblicità di automobile presente sui media di ogni tipo. Molta va ben oltre la semplice presentazione di informazioni sul prodotto, e con il contributo degli specialisti della comunicazione e di esperti di psicologia comportamentale spesso induce abitudini ed atteggiamenti che sono ben lontano da quelli richiesti dall’interesse pubblico.

L’ossessione per la velocità, la maniera subdola di manipolare il concetto di velocità come se sottendesse qualche valore insito nella persona, se non nella società, che può permettersela – hey, lo sanno tutti che la velocità uccide – ci dà un ottimo punto di partenza. Altri aspetti della cosa possono essere più controversi, per cui di più difficile soluzione; così, finchè non si trova un accordo su tutto il resto, la velocità può rappresentare un buon terreno di apprendimento per riuscire poi a gestire tutto l’argomento.

Penso che oggi ci siano tutte le ragioni per avviare un dibattito vigoroso in quanti più luoghi possibili. Gli argomenti di Tom Bogdanowicz valgono sicuramente una riflessione ed è bello che osservi questi problemi dal punto di vista dei ciclisti. Se cliccate qui: http://tinyurl.com/yznghcu potrete accedere ai numerosi commenti (in inglese) che questo articolo ha stimolato e che vale la pensa di leggersi.

Mi piacerebbe potervi dire di avere trovato un modo per risolvere tutto questo in modo da potercelo mettere dietro alle spalle per fare altre cose. Ma non posso e come cittadini dotati di risorse dobbiamo continuare a pensarci, parlarne, e fare qualcosa piuttosto in fretta.

Eric Britton, World Streets

Eric Britton ha una lunghissima esperienza nel campo della Nuova Mobilità: tra le altre cose è stato il primo promotore delle Giornate Senz’Auto, è il riferimento per tutte le realtà afferenti alla New Mobility Agenda che raccolgono più di un migliaio di esperti della mobilità sostenibile e delle politiche dei trasporti, ha creato il World Carshare Consortium a sostegno dello sviluppo e dell’innovazione del Car Sharing in tutto il mondo.
E’ editore di World Streets e Nuova Mobilità.

Limitare la pubblicità alle auto per favorire l’uso della bici.

E’ di dicembre il lancio della proposta di NoAuto di trovare dei modi per limitare la pubblicità delle automobili. Oggi una riflessione trovata sul Guardian sullo stesso argomento. Fa piacere che ci sia qualche organo di informazione mainstream che si preoccupi del problema in maniera approfondita, senza bizantinsimi e giri di parole. Speriamo che questa attenzione contagi anche i nostri giornalisti.
Un grazie a Valeria Di Blasio per la segnalazione.

Vogliamo promuovere la bicicletta? Tagliamo le pubblicità per le automobili.

di Tom Bogdanowicz

In Gran Bretagna spesi 500 milioni di sterline all’anno per la pubblicità e il feticismo automobilistico – non c’è da meravigliarsi che la bicicletta rimanga al palo.

Uscite di casa e cosa vedete? C’è un messaggio pubblico e subliminale sulle strade e sui media che ci invita a comprare automobili e ad usarle. Lo trovate in TV, sul computer, sui giornali che leggete. Rende la promozione di qualsiasi altra forma di trasporto, come la bicicletta, una battaglia tutta in salita, non importa quanto possa essere conveniente, salutare e sostenibile.

I soldi spesi in pubblicità per auto in Gran Bretagna superano i 500 milioni di sterline annui. E, di fatto, funziona: il tasso di motorizzazione è cresciuto costantemente dagli anni quaranta ad oggi e, superato l’attuale momento di crisi, continuerà probabilmente a fare lo stesso.

Al contrario la pubblicità alle biciclette e agli spostamenti a piedi è quasi inesistente. Quando Transport for London mise a punto uno spot pubblicitario per favorire la bicicletta si trattò di una occasione unica. Il numero di ciclisti sulle strade inglesi è calato enormemente dagli anni quaranta, e Londra è uno dei rari esempi di città dove gli spostamenti in bici sono raddoppiati in sei anni.

Mentre il governo incoraggia l’utilizzo del trasporto pubblico, della bici e delle scarpe sa perfettamente che la pubblicità delle auto ci sta convincendo a fare l’esatto contrario. Invece di condividere un’unica automobile, molte famiglie ne comperano due o tre in modo che ogni membro possa esprimere la propria personalità attraverso la propria vettura. Se credete alla pubblicità, la vostra macchina vi renderà più attraente, più popolare e più vincente. Quanti spot pubblicitari mostrano la realtà degli ingorghi del traffico o della frustrazione di non trovare parcheggio?


La bicicletta ottiene l’occasionale attenzione dei media quando la squadra olimpica vince delle medaglie o in occasione di qualche campagna di Cycling in London, quando più persone si accorgono che è un mezzo di trasporto urbano più veloce dell’automobile. Ma sono molto poche le ditte che sborsano grandi somme per la pubblicità alle biciclette, per cui i giornali non hanno delle sezioni dedicate alla bici – con alcune notevoli eccezioni come questo blog – e non c’è un equivalente ciclistico di Top Gear.

Il risultato di tutta questa attività di pubbliche relazioni a favore delle automobili è un aumento delle vendite e della congestione, dell’inquinamento e della domanda di spazi per parcheggi già oggi scarsissimi. Non ci sarebbe stato bisogno della congestion charge a Londra se non fosse stato per il successo della macchina pubblicitaria delle case automobilistiche e della popolarità dei programmi TV che parlano di motori.

Invertire la tendenza al costante aumento del numero di auto e del loro utilizzo non è difficile come sembra. Se si istituissero dei limiti alle pubblicità per auto come si è fatto per alcol e tabacco quando sono stati ufficialmente riconosciuti i loro impatti sulla salute, le persone prenderebbero le loro decisioni in materia di mobilità personale basandosi sul buon senso piuttosto che sulle promesse di grandi autostrade, alte velocità e località alla moda. Il buon senso potrebbe benissimo stimolare l’uso della bicicletta e dei propri piedi per molti spostamenti.

La sopravvvivenza del ciclsimo come modalità di trasporto e la crescita che si è verificata a Londra sono un tributo alla sua convenienza e semplicità. Molte ricerche dimostrano che una persona su cinque si sposterebbe volentieri sui pedali. Se la barriere che impediscono l’utilizzo della bici venissero rimosse – come il pericolo percepito e la mancanza di infrastrutture dedicate – gli spostamenti sulle due ruote potrebbero moltiplicarsi per dieci, fino ai livelli che si registrano in Olanda e Danimarca. I benefici sarebbero ovvi: prevenzione di problemi di salute e del cambiamento climatico.

L’Olanda è stata previdente nell’avere investito nella infrastrutture ciclabili prima che la progettazione orientata all’auto creasse un sistema di strade che scoraggia l’uso della bici. La Gran Bretagna, sfortunatamente ha alle sue spalle parecchi decenni di programmazione autocentrica. Ma, come dimostra il caso di Londra, ci possiamo ancora unire al circolo virtuoso. Gli schemi di circolazione possono essere riprogettati pensando ai ciclisti garantendo loro la possibilità di procedere il più possibile in linea retta eliminando i giri in tondo richiesti al traffico automobilistico.

Se la riduzione della pubblicità alle auto tagliasse la crescita del tasso di motorizzazione potremmo vedere più persone andare in bicicletta e gli automobilisti avere più spazio a disposizione per spostarsi e per parcheggiare. Di fatto non c’è molta scelta; la popolazione urbana britannica continua a crescere – e a meno che non mettiamo in grado la gente di spostarsi di più a piedi e in bicicletta ci troveremo sempre più spesso di fronte a blocchi della circolazione.

Tom Bogdanowicz è responsabile relazioni pubbliche e sviluppo della London Cycle Campaign

Articolo originale: http://www.guardian.co.uk/environment/green-living-blog/2010/feb/17/cycling-advertising-cars

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Pubblicità alle auto: non facciamo gli indiani
L’auto come le sigarette

 

L’auto come le sigarette – seconda puntata.

Quanto segue è un resoconto delle proposte emerse dalla tavola rotonda promossa da NoAuto il 5 dicembre a Bologna, in concomitanza con il Motor Show, della quale avevamo già parlato in questo post. All’iniziativa sono intervenuti gli Amici della Terra, l’Associazione Famigliari e Vittime della Strada. La moderazione era affidata a Elisabetta Tramonto, della redazione di “Valori”, il mensile di Banca Etica.


“REGOLARE LA PUBBLICITA’ DELLE AUTO: SE NE PUO’ ALMENO PARLARE?”

Dopo le premesse di Elisabetta Tramonto, caporedattore di “Valori” (mensile di economia sociale e finanza etica), che ha sottolineato l’importanza della pubblicità e la sua influenza nel sostenere il “sistema” dell’auto, la parola è passata a Massimiliano Bienati (Amici della terra), il quale ha evidenziato il mancato rispetto delle norme di legge europee sulla pubblicità delle auto e sull’informazione al consumatore. Secondo Bienati la violazione sistematica della direttiva 1999/94/CE relativa alla disponibilità di informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 nega al consumatore il diritto a un immediato riconoscimento delle diseconomie d’uso e ambientali associate al modello pubblicizzato. E’ inoltre necessario intervenire con una modifica legislativa capace di assicurare un’adeguata presenza dell’informativa su consumi e CO2 nelle inserzioni su carta stampata, ad esempio, prescrivendo uno spazio minimo del 20% dedicato ai consumi e alle emissioni di CO2, ed eventualmente estendendolo ad altri aspetti, come quello della sicurezza, con l’utilizzo di un formato grafico specifico che ne garantisca la leggibilità; anche la pubblicità televisiva dovrebbe sottostare a regole analoghe.

G. Marletto (NoAuto) ha fatto riferimento anche ad altre norme già esistenti in materia, come quelle sulla sicurezza previste dal Codice di autodisciplina pubblicitaria, sulla cui applicazione vigila il Comitato di controllo dell’Istituto di autoregolazione della pubblicità (IAP). Alcune delle segnalazioni di NoAuto riguardanti spot che incentivavano comportamenti di guida pericolosi o scorretti sono state accolte. Infine ci sono le norme generali sulla pubblicità ingannevole su cui dovrebbe vigilare l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). NoAuto anche su questo aspetto ha già in passato avanzato delle segnalazioni per le pubblicità che associano alle automobili termini come “verde”, “ecologico”, “rispettoso dell’ambiente”, che alludono a benefici ambientali che le automobili non possono generare. Resta invece da valutare se sia questo il caso anche delle pubblicità che presentano le automobili in contesti che non sono quelli correnti d’uso (deserti, laghi salati, strade di isolate, ecc.). In Francia questo genere di spot è stato vietato dall’Autorità di regolazione professionale della pubblicità.

Sicurezza?

Marletto ha poi avanzato alcune proposte, tra cui quella di creare un fondo per la promozione della mobilità alternativa all’automobile (a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici) e per l’informazione sui danni provocati dall’automobile (ambientali, sanitari, sociali, economici). Il fondo – gestito da soggetti associativi che promuovono una mobilità sostenibile) – dovrebbe essere alimentato dal 5% della spesa pubblicitaria del settore automobilistico.

Tra gli obiettivi vi è quello di riprodurre anche per la pubblicità delle auto, il percorso avutosi contro il fumo, introducendo messaggi come “riduci il tuo consumo di energia e di ambiente, USA L’AUTO MENO CHE PUOI”; “la vita sedentaria fa male alla tua salute, USA L’AUTO MENO CHE PUOI”; “non contribuire al traffico e alla congestione, USA L’AUTO MENO CHE PUOI”; oppure“hai mai calcolato quanto spendi per la tua automobile? USA L’AUTO MENO CHE PUOI”; ecc.

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada (AIFVS), da anni impegnata nella difesa del valore della vita e dei diritti delle vittime di quelli che vengono definiti “incidenti” ma che spesso rappresentano veri e propri “crimini”, ha messo in luce la necessità di promuovere un maggiore senso civico e il rispetto per gli altri, soprattutto attraverso un’educazione adeguata, fin dall’infanzia. Anche la pubblicità gioca un ruolo importante in questo senso e sono invece tantissimi i messaggi pubblicitari che vanno in senso opposto, con slogan tipo “la strada è di chi se la prende” che inneggiano al senso di potenza o alle emozioni di una guida spericolata. Tutto ciò avviene con il silenzio delle istituzioni, che si mostrano incapaci di porre un freno ad un’ecatombe che continuerà ancora chissà per quanto. Tra le proposte vi è quella di utilizzare l’esistente servizio CISS viaggiare informati per dare un’informazione realmente corretta e non limitata e parziale come avviene attualmente.

Infine dal pubblico sono state avanzate una serie di domande/proposte. A cosa serve l’Antitrust se sono i cittadini a dover fare le segnalazioni? Come è possibile che vengano omologati veicoli che vanno a 300 all’ora? Il mercato deve essere limitato o lasciato in pace? Il tutto è parte di un tema più generale: nel capitalismo tutto è merce. E la pubblicità, per vendere, propone stili di vita devastanti.

Pubblicità alle auto: non facciamo gli indiani.

La necessità di porre dei limiti alla pubblicità delle case automobilistiche, come richiesto dalla campagna lanciata dall’associazione Noauto, non è una peculiarità del nostro paese. Dopo il post pubblicato su NM in proposito, ecco cosa ci è arrivato dall’India attraverso World Street.

E’ difficile trovare qualcuno che affronti gli argomenti che ci stanno a cuore in una maniera così inopportuna come hanno fatto quelli della Bosch in questo che può essere un esempio di una serie sicuramente non trascurabile di abusi pubblicitari da parte di alcuni fornitori di servizi per la vecchia mobilità che sembrano non sapere resistere alle tentazioni.

Da Rutul Joshi, CEPT University, Ahmedabad, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Alcuni giorni fa alcuni attivisti di Ahmedabad davano vita al “No honking day” (honk=suonare il clacson, ndt). Mentre queste persone lavorano per dare all’iniziativa il successo che merita, gli spot televisivi predicano all’unisono qualcosa di diverso.

Questo spot promuove l’inquinamento acustico come un modo per alleviare la “congestione”. Dall’inizio alla fine non ha un elemento che possa essere considerato corretto.


Qui potete vederlo:
http://www.youtube.com/watch?v=hnzJFp6tfKU

La maggior parte delle strade delle grandi metropoli indiane ha livelli di inquinamento acustico superiori agli 80 decibel. Non sarebbe meglio vietare questo genere di spot?

Rutul Joshi,
Lecturer, Faculty of Planning and Public Policy,
CEPT University, Ahmedabad – 380 009.
Contact: +91-79-26302470-134(ext.) Mob: +91-99240 76451
www.spcept.ac.in

# # #

A dire il vero ci dispiace puntare il dito contro qualcuno come Bosch che è, e dovrebbe essere, parte delle soluzioni al problema della mobilità sostenibile grazie alle sue competenze di punta in ambito tecnologico e alla sua base industriale.

Ma ci sono delle volte nelle quali sono i tuoi migliori amici che ti devono dire che sbagli. Così… ehm! Cara Bosch, non pensi che sarebbe meglio evitare certi messaggi?

Siamo abbastanza sicuri che qualcuno a Stoccarda, sede dei quartieri generali della multinazionale, non sia proprio contento di questo spot.

L’auto come le sigarette.

Siamo ormai talmente abituati a vedere in televisione la pubblicità che ci propone automobili in situazioni quanto meno improbabili che non ci facciamo neanche più caso. Ma quanto questa politica pubblicitaria può essere definita corretta e non ingannevole?


Esistono già dei limiti alla pubblcità per altri prodotti come le sigarette, dettati da esigenze di tutela della salute pubblica. Perchè non pensare ad introdurli anche per le automobili?

Certamente quando si arriva a parlare di quello che è il mezzo di trasporto più diffuso nel mondo occidentale si vanno e coinvolgere abitudini ed interessi completamente diversi da quelli che riguardano il cosiddetto vizio del fumo.


I benefici conseguenti a una diminuzione del consumo di sigarette sono ampiamente riconosciuti ed accettati, mentre quelli derivanti da un cambio delle abitudini di spostamento sono, nell’immaginario collettivo, controbilanciati da un presunto abbassamento della qualità della vita. Per questo secondo noi una campagna per introdurre dei limiti alla pubblicità dell’auto dovrebbe servire anche per stimolare la pubblicità di, e una riflessione su, prodotti, servizi e strategie afferenti al campo della Nuova Mobilità.

Quanto segue è il comunicato dell’associazione No Auto, associazione per una mobilità urbana alternativa, su una tavola rotonda organizzata a Bologna in concomitanza con il Motor Show nell’ambito della campagna sostenuta dall’associazione medesima sull’introduzione di limitazioni alla pubblicità per le auto.

Cari amici e amiche,

il 5 Dicembre alle ore 10.30, a Bologna, in non casuale coincidenza con l’apertura del Motor Show 2009, si svolgerà una tavola rotonda organizzata da NoAuto:

“REGOLARE LA PUBBLICITA’ DELLE AUTOMOBILI. Se ne può almeno parlare?”

Una delle nostre campagne riguarda infatti la pubblicità delle automobili. In particolare nell’ultimo anno abbiamo segnalato alle autorità competenti (Antitrust, Camere di commercio, Istituto di autoregolazione delle pubblicità) le pubblicità di auto che risultavano a nostro parere in contrasto con le norme e i codici di condotta in materia di impatto ambientale, sicurezza e ingannevolezza.

A questa discussione, il 5 dicembre, parteciperanno gli Amici della terra – che da tempo hanno avviato una campagna europea sul rapporto tra pubblicità e informazione sulle prestazioni energetiche e ambientali delle auto – e l’AIFVS (familiari vittime della strada), da sempre attenta al rapporto tra messaggi pubblicitari, comportamenti di guida e sicurezza stradale. Per completare lo spettro delle posizioni e dei punti di vista abbiamo invitato a partecipare anche l’UIGA (giornalisti dell’auto) e l’ANFIA.

Dal link sottostante potete scaricare il comunicato.
http://nuke.noauto.org/Portals/0/iniziative/pubblicità/convegno5_12_09/Comunicato_NoAuto5Dicembre.pdf

Vi invitiamo a partecipare numerosi.
La tavola rotonda organizzata da NoAuto si terrà la mattina alle ore 10.30 mentre alle 15.00 dello stesso giorno si svolgerà anche un’altra manifestazione denominata “Human Motor”: una critical mass che attraverserà le strade di Bologna in bicicletta, per affermare una mobilità urbana alternativa
qui maggiori informazioni: human-motor.noblogs.org

Un cordiale saluto a tutti.

Associazione Noauto
www.noauto.org


Quanto segue è la proposta di Noauto nel dettaglio:

1. L’applicazione delle norme esistenti

Come abbiamo già sottolineato nelle nostre segnalazioni agli organi competenti, esistono già delle norme che riguardano la pubblicità delle automobili. Queste però sono scarsamente applicate.

Innanzitutto ci sono le norme specifiche che obbligano a informare sui consumi e sulle emissioni di CO2.1 Queste sono sostanzialmente disapplicate: è infatti frequentissimo il caso di pubblicità di auto in cui queste informazioni o sono assenti o non sono facilmente leggibili. E non ci risultano intereventi:
né delle Camere di commercio, che hanno il potere di applicare sanzioni (molto lievi, come quelle comminate a Roma – su segnalazione di Noauto – ad alcuni produttori e rivenditori di auto);
né del Ministero delle attività produttive, che ha un potere generale di vigilanza.

Ci sono poi le norme del Codice di autodisciplina pubblicitaria, sulla cui applicazione vigila il Comitato di controllo dell’Istituto di autoregolazione della pubblicità (IAP), organo di autogoverno del settore. D’interesse per il segmento della pubblicità di automobili sono quelle sulla sicurezza;2 prima dell’intervento a seguito della segnalazione di Noauto, non risultava nessun caso di applicazione neanche di queste norme.

Infine ci sono le norme generali sulla pubblicità ingannevole.

Riteniamo che rientrino in questa fattispecie tutte le pubblicità che associano alle automobili termini come “verde”, “ecologico”, “rispettoso dell’ambiente”, ecc. – che alludono a benefici ambientali che le automobili non possono generare. Tutte le automobili infatti emettono inquinanti atmosferici dannosi non solo per la salute umana, ma anche per l’ambiente.


Resta invece da valutare se sia questo il caso anche delle pubblicità che presentano le automobili in contesti che non sono quelli correnti d’uso (deserti, laghi salati, strade di isolate, ecc.). Su entrambi i temi non ci risultano procedimenti aperti dall’Antitrust (senza considerare anche in questo caso quello aperto a seguito di una segnalazione di Noauto)1; ciò nonostante il fatto che il tema sia stato – anche se in termini generali – oggetto d’intervento di organismi internazionali.2

2. Il rafforzamento delle norme esistenti

Innanzitutto riteniamo che possano essere rafforzate le norme che regolano le informazioni sulla CO2, in particolare con:
l’estensione alla pubblicità radiofonica e televisiva, oggi esclusa;
la centralizzazione dell’organo competente per il controllo e la sanzione (Camera di commercio di Roma? Ministero delle attività produttive? Altro?);
l’incremento delle sanzioni pecuniarie.

Con una lettera aperta, abbiamo inoltre già richiesto all’Istituto di autoregolazione della pubblicità di introdurre nel proprio Codice di autodisciplina delle norme specifiche sul settore delle automobili, così come già accade per altri settori merceologici. Tali norme dovrebbero riguardare in particolare gli aspetti della pubblicità di automobili che direttamente o indirettamente riguardano la sicurezza, l’ambiente e la salute dei cittadini.

Con l’occasione abbiamo sottolineato che l’organo francese equivalente dell’IAP (BVP, ora ARRP) ha emanato norme specifiche sull’automobile in materia di: velocità, riserva di potenza e capacità di frenatura, sicurezza attiva e passiva, violazione del codice della strada, comportamenti aggressivi o pericolosi. Ancora più recente è il divieto dell’ARRP di pubblicizzare automobili inserite in un contesto naturale.

3. L’introduzione di nuove norme

Obbligo di introdurre nella pubblicità delle automobili alcune informazioni sui danni provocati dall’uso dell’automobile. Sulla falsariga dei messaggi riportati sui pacchetti di sigarette, ecco alcuni esempi:
“riduci il tuo consumo di energia e di ambiente, USA L’AUTO MENO CHE PUOI”;
“la vita sedentaria fa male alla tua salute, USA L’AUTO MENO CHE PUOI”;
“non contribuire al traffico e alla congestione, USA L’AUTO MENO CHE PUOI”;
“hai mai calcolato quanto spendi per la tua automobile? USA L’AUTO MENO CHE PUOI”;
ecc.

Costituzione di un fondo per la promozione della mobilità alternativa all’automobile (a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici) e per l’informazione sui danni provocati dall’automobile (ambientali, sanitari, sociali, economici). Il fondo – gestito da soggetti associativi che promuovono una mobilità sostenibile) – è alimentato dal 5% della spesa pubblicitaria del settore automobilistico.

Divieto della pubblicità di automobili che superano del 50% i limiti medi di emissione di CO2 fissati dalla Commissione europea.


NoAuto è un’associazione che promuove un sistema di mobilità alternativo all’automobile. Più trasporti pubblici, sicurezza per gli spostamenti a piedi e in bici, riduzione della congestione e dell’inquinamento, riconquista degli spazi urbani, sono tra gli obiettivi qualificanti della sua azione. Il settimanale Carta ospita una rubrica fissa dell’associazione.

Per saperne di più: www.noauto.org info@noauto.org